Periferia di Milano, Lambrate, ZonaVentura. La Galleria Zero… si trova su una delle strade di Milano con la più alta concentrazione di spazi espositivi. Al vertice di una scala di ferro, una piccola porta. Zero… (i tre punti sono d’obbligo) è il prototipo perfetto di galleria. Quaranta metri quadrati di open-space immacolato, dotato di un’ala e di un terrazzino esterno, spesso adibito all’esposizione outdoor. La mostra attualmente in corso, dal titolo U1-U13, è l’ultimo lavoro di Michael Sailstorfer (Vilsbiburg, 1979; vive a Monaco), realizzato collocando una serie di installazioni subacquee in diverse parti del mondo (Mare del Nord, Italia, Caraibi). Il titolo rivela la sequenza della serie e nasconde l’interezza delle parti, ossia la localizzazione GPS delle singole sculture affondate: U3, ad esempio corrisponde alle coordinate 14°34,790N/60°50.969W (per chi volesse andarla a cercare…).
Il minimalismo di quest’opera ben si adegua alla funzionale essenzialità della galleria. La mostra comprende cinque fotografie e una postazione per diapositive. Gli scatti sono di medio formato, a bassa risoluzione, e rimandano ad un gesto artistico volutamente celato, ma non per questo meno interessante. La proiezione delle diapositive aggiunge un senso di lieve movimento ad una mostra altrimenti persa nelle profondità ristrette di un’atmosfera sospesa.
Le installazioni affondate dall’artista sono sculture di lettere alfabetiche o pure forme astratte, realizzate in schiuma poliuretanica coperta da fiberglass e cemento e posizionate sui fondali di diversi mari del mondo dallo stesso Sailstorfer.
L’opera d’arte non è quindi tanto l’oggetto in sé, l’installazione multipla (già comunque mediata dal mezzo fotografico), quanto piuttosto la relazione complessa che si crea tra quest’ultima e il contesto naturale in cui è inserita, il mare. Il rapporto profondo (in ogni senso) tra il gesto, l’opera e l’ambiente in cui si immerge, ne avvicina l’intento ad una forma nuova di Land Art, pur non esaurendone il senso. L’elemento acquatico è infatti inteso come medium: da una parte mette in relazione l’oggetto artistico/artificiale con il contesto di un ambiente naturale ben preciso, mentre dall’altra separa irrimediabilmente l’opera stessa dal soggetto della fruizione. L’opera è fisicamente assente –viene sostituita dalla sua rappresentazione fotografica- e in quanto “affondata”, viene resa ulteriormente inaccessibile allo sguardo diretto. Lo stesso artista, infine, rende invisibile anche sé stesso, scegliendo di non mostrarsi nell’accadere del gesto artistico (la collocazione delle sculture).
La localizzazione sottomarina e le coordinate cardinali di questi moderni relitti d’arte contemporanea costituiscono inoltre una vera e propria mappatura subacquea. Una complessa rete di senso intessuta dall’artista, in un movimento intenzionale di adattamento contestuale e riappropriazione poetica degli spazi naturali.
fabio petronilli
mostra vista il 24 aprile 2007
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