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fino al 12.VI.2011 | Henri Matisse | Brescia, Museo di Santa Giulia

di - 28 Febbraio 2011
Tutto nacque da una passione: “Sono ritornato studente… disegno la
Notte, studio il Lorenzo de’ Medici cerco di impadronirmi della concezione
chiara e complessa che è alla base della costruzione di Michelangelo
”. Con
queste parole, nel 1918, Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis,
1869 – Nizza, 1954), all’epoca già artista affermato, descriveva all’amico
Camoin l’ardore con cui andava sondando l’enfasi volumetrica e la torsione
serpentinata dei corpi michelangioleschi.

Indaga questo aspetto cruciale del rapporto tra
i due grandi dell’arte la nuova mostra bresciana, Matisse. La seduzione di Michelangelo, nelle sale del Museo di
Santa Giulia: un legame molto più profondo di quanto possa sembrare, mostrato
nelle 180 opere del francese, esposte insieme a diversi calchi delle più
importanti sculture dell’artista fiorentino e a un piccolo, pregiatissimo
disegno a matita di Michelangelo, raffigurante due
studi da una Venere antica.

Proprio quest’opera michelangiolesca è ripresa
nell’olio Busto in gesso, bouquet di
fiori
del 1918: una discendenza diretta che quasi stupisce per la
continuità tra le due opere. Così è anche in Interno con schiavo, olio su tela del 1924, debitore in toto dello Schiavo Morente del Louvre, realizzato quasi
500 anni prima dallo scultore di Caprese per la tomba di Giulio II, e anche nei
bronzi esposti, come Nudo disteso II
del 1927, declinazione delle sculture della Cappella Medicea.


Un lavoro che non fu solo di assimilazione del
fulgore michelangiolesco, poiché per Matisse fu ben presto evidente la “necessità di dimenticare il mestiere dei
maestri o piuttosto di comprenderlo, ma in modo tutto mio
”.

La ricerca di una forma essenziale è alla base
della progressiva condensazione della forma umana, che, dalle Odalische del 1923-29, a cui è dedicata
un’intera sala della mostra, approda alla serie di incisioni per Pasiphaé. Chant de Minos (Le Crétois),
del 1944, dove basta una semplice linea bianca su fondo nero per evocare
l’universo ancestrale e sanguinario della mitologia antica. Così come nella
nota serie Jazz.

L’allestimento
segue gli spazi non sempre congeniali della location bresciana: così l’angusto
corridoio che apre il percorso espositivo ospita, in un’atmosfera plumbea
illuminata da drammatici colpi di luce, le copie della rivista Verve, a cui l’artista collaborò
assiduamente negli ultimi anni di
vita. Un’apertura inusuale, che forse potrà apparire troppo didascalica per il
pubblico di massa a cui l’esposizione sembra dedicata, ma che sicuramente
interesserà il cultore esperto di Matisse.


Le altre sale si
aprono via via alla luce e al colore dell’artista francese, con allestimenti
maggiormente ariosi. Less in more avrebbe
detto Mies van der Rohe, ma forse
l’ossessione per la cupezza cromatica va letta come trasposizione
architettonica del mito platonico della caverna: dall’ombra, colma di
significato, della grotta alla luminosità metaforica del sole.

Il mito ritorna anche nell’ultima opera in
mostra, Venere, gouache découpée su
tela del 1952, realizzata due anni prima della scomparsa dell’artista, quasi un
esperimento gestaltico, dato che è lo sfondo a essere modellato nella carta
blu. Mentre il corpo, un sintetico nudo di donna, si libra puro nella materia
bianca.

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isabella berardi

mostra visitata il
10 febbraio 2011


dal 10 febbraio al 12 giugno
2011

Henri Matisse – La seduzione
di Michelangelo

a cura di Claudia Beltramo
Ceppi Zevi

Museo di Santa Giulia

Via dei Musei, 81b – 25121 Brescia

Orario: da lunedì a giovedì ore 9-20; venerdì e sabato ore 9-21; domenica ore
9-20

Ingresso: intero €14; ridotto € 11

Catalogo Giunti

Info: tel. +39 0302977834; santagiulia@bresciamusei.com; www.matissebrescia.it

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