Il corpo come tela, la tela come corpo. Dopo l’attività di sanguinante performer grazie alla quale è internazionalmente noto, Franko B. (Milano, 1960; vive a Londra) arriva alla seconda personale in due anni alla galleria Pack di Milano, stavolta nei panni, solo apparentemente rassicuranti, di pittore.
Si tratta infatti di un approccio alla pittura nel suo piccolo rivoluzionario. Le tele sono ricoperte di un nero profondissimo, le figure giungono all’occhio solo in un secondo momento, delineate nei loro contorni da un acrilico raggrumato e sensuale. Si coniugano così in maniera efficacissima le due tensioni opposte da sempre presenti nella pratica performativa di Franko B.: la repulsione e l’attrazione.
I dipinti di questa mostra riescono a sintetizzare all’estremo i tempi della performance; mentre davanti agli sgocciolamenti di sangue di un Franko B. completamente dipinto di bianco si produceva uno stacco temporale fra l’orrore e la seduzione, sulle tele di questa mostra tutto si svolge in contemporanea.
Il merito delle opere esposte è quello di riuscire a non perdere nemmeno un briciolo dell’interessante discorso dell’artista, pur utilizzando un mezzo “sintetico” come la pittura, qui portato al punto estremo della sintesi come una sfida per l’autore e per il fruitore. Sfida riuscita, se è vero che le figure, una volta colte sullo sfondo nero, si attaccano alla retina dello spettatore come luci abbaglianti.
I corpi sono sensualissimi, per quanto solo accennati nei loro contorni; le scene di tortura esprimono una violenza estrema, e ricordano i misfatti del carcere di Abu Grahib. Infine, i segni della natura –farfalle, fiori, uccelli- sono
Ci si pone, davanti a queste tele nero su nero, come davanti a un immagine intravista da lontano, la cui aura di sensorialità sia però integra, e anzi amplificata dalla schermatura. Franko B. riesce a produrre visioni che mimano la virtualità delle immagini televisive o digitali, riuscendo ciononostante a rompere il muro della virtualità imposta all’occhio contemporaneo.
Completa la mostra un video che documenta la performance Fresco Bosco del giugno 2006, visionabile in una “sala lounge” dove si entra in contatto con il pensiero creativo dell’artista, intervistato nel video. Franko B. qui racconta della sua condizione di “ateo cattolico” dovuta alla sua gioventù passata in Italia, e spiega il passaggio dalla performance, dove egli usava “il corpo come tela e il sangue come colore”, alla pittura, esplorata inizialmente con simboli come la croce (che rappresenta la protezione) e il cuore (l’amore, l’equilibrio).
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ma come si fa a paragonare il lavoro di Abbate dello scorso anno a quello di Franko? solo perchè son monocromi? e allora perchè non buttarci dentro Manzoni già che ci sei!!! Ma è evidente che non hai capito nè l'uno nè l'altro...
Sembra Adalberto Abbate di un anno fa'.
Bello anche il lavoro di Franko B ,bellissima mostra in fondo sono i miei due artisti preferiti.
Mi riferivo ai black period di Franco B come alle fotografie di Abbate non per la monocromia opposta delle loro opere ma per gli accenni alla negativita' contempornaea presente nei due artisti e al riferimento alla memoria che ho percepito in entrambi.
Non volevo essere offensiva.
mostre perfette entrambe.
Bravo Franco B.
Brava galleria Pack.
Franko, I love you
Franko B e' sempre bravo
ma ho sentito molte voci che lo hanno criticato sia come artista che come curatore