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fino al 13.II.2011 | Marco Anelli / Mick Jagger | Milano, Forma

di - 2 Febbraio 2011
Attraversando queste diverse epoche, sembra
quasi di sentirne il suono
”: questa è davvero la sensazione. Si mescolano
alle immagini i versi delle canzoni, i ritmi noti. Ricordi attraverso un volto
che muta. È François Hébel, curatore della prima mostra, direttore del festival
Rencontres d’Arles, a evidenziare –
nella prefazione all’elegante volume edito da Contrasto, Mick Jagger. The Photobook – come questo percorso racconti insieme
di musiche e di ricerca visiva, di immagini che riflettono il tempo della
creazione o che svelano piuttosto, con particolare energia e convinzione, la
poetica di un autore. Al centro sempre lui, Mick Jagger, tante firme diverse
per scatti che sono storia della fotografia, dell’estetica attraverso i
decenni.

Il tutto grazie a
una naturale teatralità del “modello”. Mick Jagger come “unità di viso e unità di genere”, spiega Hébel in un parallelo con
il palcoscenico, dove l’unità dovrebbe essere di luogo e di tempo (e d’azione).
Invece qui gli spazi sono ovunque, mentre gli anni scorrono.

Buffo come sembra
quasi si voglia proteggere quest’icona dalla necessità inevitabile
dell’invecchiamento, una verità che la fotografia svela, denuncia, a volte
sembra quasi voler sottolineare. Perché è vero che questa mostra, ora nei begli
spazi di Forma, è “prima di tutto un
progetto fotografico
”, ma al centro c’è pur sempre un uomo dalle rughe
sempre più diffuse sul volto, lo sguardo pensoso, le guance scavate. Ma nelle
parole di Hébel c’è un unico, lieve accenno all’età, per quel viso che “si è fatto più riflessivo e i cui segni del
tempo rafforzano l’intensa e originale presenza
”.

Per l’altra
mostra si moltiplicano invece i volti, d’ogni età e colore, maschi e femmine.
Ritratti fotografici di visi, di sguardi vicini tra loro, alcune immagini anche
ingrandite o fatte scorrere su schermo. L’oggetto dell’attenzione è lo stesso,
ma invisibile, misterioso per chi segue la mostra di Marco Anelli (Roma, 1968): è Marina
Abramovic che, per The Artist is Present al MoMA di New
York, in occasione della sua retrospettiva, ha come atteso, in una sorta di speciale
performance, gli ospiti/visitatori che – per 75 giorni, sei giorni la settimana
– si sono seduti a turno di fronte a lei, stando lì, occhi negli occhi, in
silenzio, vietata ogni parola, per il tempo che desideravano.

Nel tuo sguardo ripropone quei volti di fronte
all’artista, loro ora oggetto d’esposizione. Uno speciale circuito che
moltiplica le domande. In particolare: come mai tanta commozione, gli occhi
gonfi di lacrime? Si coglie spesso il sorriso nell’interesse verso l’altro,
nella concentrazione espressiva, curiosità e vago imbarazzo, a volte sembra
d’intravedere la voglia di sentirsi solidali, complici, nel piacere del gioco
con tracce d’ansia comunicativa.


Ma evidentemente
quello stare, quel confrontarsi muti sapeva anche toccare in profondità:
lacrime di solitudine? Tristezze di superficie pronte a traboccare? Sentimento
d’impotenza? Difficile dire. Sotto le chiare luci cui erano esposti, i
visitatori potevano sostare il tempo che desideravano. Fermandosi alcuni solo
pochi secondi, altri ore. Con quali esigenze segrete?

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mostra di Marina Abramovic al MoMA

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dal 2 dicembre 2010 al 13 febbraio 2011

Marco Anelli – Nel tuo
sguardo. 716 ore 3.090 occhi

Mick Jagger. The photobook

a cura di François Hébel

Spazio Forma – Centro Internazionale di
Fotografia

Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 (zona Bocconi) – 20136 Milano

Orari: da martedì a domenica ore 10-20; giovedì e venerdì ore 10-22

Ingresso: intero € 7,50; ridotto € 6

Cataloghi Contrasto

Info: tel. +39 0258118067; info@formafoto.it;
www.formafoto.it

[exibart]

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