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fino al 13.IV.2008 | Paola Mattioli | Milano, Bel Vedere

di - 3 Aprile 2008
Ha passato più di metà della propria vita con la macchina fotografica in mano, Paola Mattioli (Milano, 1948). La sua carriera inizia nei primi anni ‘70, quando -poco più che ventenne- è presa sotto l’ala protettrice del grande maestro Ugo Mulas, dopo la laurea in filosofia con Enzo Paci. Non è una reporter, anzi. Le sue immagini sono pesate, posate, ponderate, studiate nel minimo particolare. Forse, l’unico soggetto che non è riuscita a mettere in posa è la Luna e la sua eclissi, immortalata in tutto il suo splendore nel 1999 a Sant’Anna di Stazzema.
È proprio questa la Sottile distanza delle foto di Mattioli, quella tra artificio e realtà, la naturalezza di una composizione che sfida l’occhio umano, l’impossibilità di cogliere la costruzione del soggetto. Ama la gente, Paola Mattioli, le persone, i volti, le anime. Le donne. Forti e fiere, le Signares africane, matrone arcaiche dalla pelle eburnea che, immortalate nei loro abiti tradizionali, si trasformano in veneri nere, simboli di vigore e fertilità, idoli dallo sguardo amorevole di Madri della terra. Dalla bellezza eterea, invece, le Statuine occidentali, metafisiche, drappeggiate nel marmo, belle di porcellana, dagli occhi vivi di emozione e l’espressione drammatica.
Due mondi agli antipodi, distanti, apparentemente paralleli. Impossibile trovare un punto d’incontro? No, Mattioli ci riesce senza problemi, anche quando la convergenza deve essere puramente estetica. Sono i Neri bianchi, dai tratti marcatamente africani, ma privati delle loro connotazioni cromatiche caratteristiche dalla natura fallace. Biondi, pallidi come creature fantastiche, inconsapevoli simboli di un’auspicata multiculturalità.

Un altro mondo affascina l’obiettivo di Paola Mattioli: quello delle fabbriche, dell’impiego, degli operai. Gli uomini in divisa da lavoro diventano coscienti fotomodelli, i luoghi di produzione inaspettati teatri di posa. Le maschere antinfortunistiche si trasformano in ornamenti rituali, i lavoratori diventano nuovi sciamani, l’industria diventa il tempio di una nuova forma votiva. I manufatti acquistano una valenza estetica simbolica, l’oggetto perde la sua funzionalità per diventare icona.
Come i residui di combustione de Il frutto del fuoco, nati da una difficile esperienza personale, come quella dell’incendio della propria casa, e della conseguente perdita dei propri averi, e con essi dei ricordi. Cose non più riconoscibili, senza più forma né colore, sgretolate, ormai inutili, che sopravvivono solo nella mente, inafferrabili. Come inafferrabili sono i pensieri dei protagonisti di Caffè Milano. Fotografie dell’anima, ritratti trascendenti. Da guardare. Con lo spirito.

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Paola Mattioli allo Spazio Luigi Salvioli di Milano

guia cortassa
mostra visitata il 9 marzo 2008


dal 6 marzo al 13 aprile 2008
Paola Mattioli – Una sottile distanza
a cura di Gigliola Foschi
Galleria Bel Vedere
Via Santa Maria Valle, 5 (zona via Torino – Parco delle Basiliche) – 20123 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 13-20
Ingresso libero
Catalogo Electa
Info: tel. + 39 0245472468; fax +39 0245472469; info@belvedereonlus.it; www.belvedereonlus.it

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