Artista eclettico capace di far trasparire l’inquietudine, dimenandosi nervosamente coperto solo di una tela, emettendo un grido ansioso e sordo. Agostino Bonalumi si produce in un’opera la cui organizzazione formale è tensione verso la tridimensionalità, mediante una tecnica di introflessione ed estroflessione mobile dei materiali e delle modalità artistiche.
Una filosofia artistica supportata dai numerosi scritti teorici, che reclamano a gran voce la necessità di far convivere i poli opposti dell’essere: sensorialità e pensiero astrale; dato e apparenza.
Le opere esposte sono una sintesi dell’itinerario che parte dal 1957 con Il Rosso, Nero e Grigio per giungere ai giorni nostri con l’opera del 2002 Rosso-Geometria Perturbante.
Che bello non essere carne da catalogare, avere la capacità di volteggiare, stuzzicare l’ignaro avventore da dietro la tela, buttare il sasso e mostrare poi la mano fiera e caparbia.
Ci vuole coraggio, in questo caso il coraggio di non vendersi, gridando dietro ad un sipario che ondeggia a causa del nostro alito e che prende la forma dell’essenza. Essenza che non sapevamo nemmeno di avere. Eppure era lì, schiacciata da una tela troppo pesante, rigida e piatta.
L’artista esce dalla prigione, prede coraggio e dà forma e forza al diagramma piatto di cervelli marinati nell’orrendo quotidiano, li scuote, li sbeffeggia e ride con loro.
Una grande opera a sipario chiuso, fatta di ombre, suoni del vuoto, di timidi accenni al contatto che sono solo il preludio della scomparsa definitiva ed inevitabile. Eppure lì solo un attimo fa, sinuoso e ammiccante, ci gridava da dietro e non siamo riusciti a capire che invece era dentro di noi. Un grande saggio, che preferisce l’esempio a mille parole. L’arte vive a queste altitudini: un vero peccato non avere le ali.
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bene, originale.
mi sono ritrovato. è un racconto un pò alcolico....ma piacevole