Categorie: milano

fino al 13.XI.2010 | Fabrice Gygi | Milano, Istituto Svizzero

di - 27 Ottobre 2010
Non ci sono state particolari
polemiche in occasione dell’apertura della mostra che il Centro Svizzero di
Milano ha dedicato a Fabrice Gygi (Ginevra, 1965). E tuttavia, la personale, la sua prima
in Italia, è composta da due opere che tanto possono, a uno sguardo distratto,
sembrare impercettibili, quanto sono in realtĂ  detonatrici.

L’installazione di Gygi è
piuttosto violenta nei confronti della cittĂ  di Milano, strana metropoli del
Sud Europa, così legata all’efficienza e al managerialismo che il grande
intellettuale Luciano Bianciardi fu licenziato dal suo editore-padrone di
estrema sinistra perché strascicava i piedi per terra. Una città così presa dal
proprio fare
che il viaggiatore ottocentesco André Suares ne descriveva gli abitanti tutti
concentrati a guardare ai propri piedi nell’atto di muoverli frettolosamente in
avanti (Le Voyage du Condottière, 1893).

Gygi non ha concepito le due opere
esposte (Press Conference Room e Meeting Room) appositamente per Milano. Ma qui cascano come due mine
delicatamente appoggiate dietro un angolo del marciapiede. Se la descrizione di
Suares è ancora valida, i milanesi saranno lesti a scartarle come due
escrementi di cane, ed è forse per questo che non c’è stata polemica: i
milanesi non si fermano a riflettere di fronte a simili ostacoli. Forse sbagliando.

Come funzionano le due opere? Sono
due dispositivi: Gygi presenta sempre il proprio lavoro come un dispositivo
introdotto in un ambiente architettonico.


Nella prima sala ci si avvicina al
tavolo dove sono i comunicati stampa e non si vede altro. Dopo un po’ ci si
accorge che la sala stessa è occupata da banchi intelaiati in metallo e in
fondo c’è il palco, anzi il pulpito con i microfoni. E pensi: “Ah, non
sapevo che ci fosse la conferenza stampa
”. E infatti non c’è: è la prima delle due opere,
costruita in modo delicato, povero (il legno è di qualità, diciamo così, Ikea,
il metallo non verniciato). L’unico elemento effettivamente destabilizzante è
il fatto che, al posto della pedana per gli oratori, c’è una ulteriore
panchina, e se qualcuno ci salisse rischierebbe di sbattere il muso. Quando il
visitatore-“addetto ai lavori” realizza che l’opera finge una conferenza stampa
posticcia, incomincia a nutrire qualche perplessità sul suo stare lì (“ma
dove sono, ma cos’è?
”),
si siede su una panchina e riflette su quante volte si è ripetuta questa scena
della conferenza stampa.

Nella seconda sala è ancora
peggio: c’è un tavolo rotondo, sempre nello stesso materiale, e non ci si può
nemmeno sedere come si fa normalmente in occasione di una riunione, un
briefing, un debriefing, un dibattito o una piattaforma partecipata per
rinnovare la politica. Non ci si può sedere perché ci sono dei dissuasori, come
dei feticci di cannone vuoto che significano: “Da qui non si passa”.


I due dispositivi di Gygi sono
degli indicatori, dei segnali minati che interrogano: che si fa? Una domanda
rivolta anche e soprattutto a chi opera nel mondo del culturame…

articoli correlati

Gygi
e la Biennale di Venezia del 2009

Lo
svizzero a Bolzano

vito calabretta

mostra visitata il 17 settembre
2010


dal 17 settembre al 13 novembre
2010

Fabrice Gygi

Istituto Svizzero

Via del Vecchio Politecnico, 3
(zona Palestro) – 20121 Milano

Orario: da martedì a venerdì
ore 11-17; sabato ore 14-18

Ingresso libero

Info: tel. +39 0287128882; milano@istitutosvizzero.it;
www.istitutosvizzero.it

[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Apparizioni. Le sculture di Claudio Palmieri abitano le Case Romane del Celio

Claudio Palmieri presenta una selezione di sculture in un sito archeologico di Roma, per una mostra che unisce l’unicitĂ  di…

17 Marzo 2026 11:30
  • AttualitĂ 

178 artisti della Biennale di Venezia 2026 chiedono l’esclusione di Israele

Una lettera firmata da quasi 180 partecipanti alla Biennale d'Arte 2026 di Venezia chiede l’esclusione di Israele: tra i firmatari…

17 Marzo 2026 10:22
  • Fotografia

Molichrom 2026, a Campobasso la fotografia indaga la violenza di genere

La quinta edizione del festival Molichrom torna a Palazzo GIL di Campobasso, con il progetto premiato di Cinzia Canneri e…

17 Marzo 2026 9:31
  • Mostre

Scarecrow: a Flashback Habitat l’arte diventa presidio

Scarecrow. Artisti a presidio della vita è la mostra di Flashback Habitat, Ecosistema per le Culture Contemporanee, in programma fino…

17 Marzo 2026 0:02
  • Mercato

Dodici metri di Hockney: all’asta una stampa monumentale dell’artista

Una scala quasi cinematografica, che invita lo spettatore a muoversi attraverso il giardino, come se leggesse un fregio pittorico continuo.…

16 Marzo 2026 19:41
  • Mostre

Fotografa, cineasta, artista visiva: le tre vite della grande Agnès Varda

Fino al 25 maggio 2026, Villa Medici a Roma rende omaggio a un'artista totale che ha attraversato il Novecento con…

16 Marzo 2026 19:07