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fino al 13.XII.2009 | Pasquale Massacra | Pavia, Scuderie del Castello visconteo

di - 19 Novembre 2009
Perché Pasquale Massacra (Pavia, 1819-1849) non è uno di
quei nomi che tutti conoscono a memoria? Perché si celebra tanto Hayez e lui, che fu suo allievo, è
ignorato, mentre se solo fosse vissuto abbastanza sarebbe stato anche più
grande? Forse perché inquieta, anzi incute timore. Per dirla con le parole del
Francesco nazionale: “Voi mi fate paura, Pasquale mio, che avete cominciato
là dove altri appena si arrischierebbe a finire
”. Perché? Perché Pasquale
Massacra fu un genio.
Era il povero figlio di un fornaio pavese e di
un’ortolana, non poteva studiare. Lascia la scuola in seconda elementare, va a
bottega da Paolo Santi. E qui lo vede Cesare Ferreri, che di denaro ne ha tanto, se ne innamora e lo
porta alla Scuola di nudo e incisione. Racconta il Medioevo pavese, ma eccelle
pure nei ritratti.
Il trionfo avviene nel 1846, a Brera, dove espone
l’inarrivabile La madre di Ricciardino Langosco in traccia del cadavere del
figlio ucciso nell’espugnazione di Pavia per le armi di Matteo Visconti.
In un’alba livida la donna sbarra
gli occhi e allarga le braccia, vedendo il corpo del figlio morto durante la
resistenza all’invasore. La posa, vedi Stabat mater, è da compianto ligneo cinquecentesco.
L’atmosfera – è pieno Risorgimento – da moto rivoluzionario. Hayez, sgomento,
pronuncia la succitata frase. Mazzocca, scomodando il Parnaso, pone il cadavere
scorciato a confronto coi disperati della Zattera di Géricault. E perché non con La morte di
Abele
di Fabre?

Già Mazzini lo scrisse nella Pittura moderna italiana del 1841: proprio i pittori “nati
dal popolo
” (Sabatelli, Bezzuoli, Sala, Migliara, lo stesso Hayez) furono gli
artefici del riscatto di un’arte che, agli occhi del mondo, sembrava languire
su un binario morto. Infondendogli nuova linfa, giovane, ardente e virile. A
Pavia tutto ciò, grazie all’impeccabile curatela di Susanna Zatti e alle sessanta opere esposte, è
tangibile.
L’Incontro di san Paolo eremita con sant’Antonio Abate ha una semplicità visionaria che
ricorda le incisioni di Blake, il Cristo coronato da spine occhieggia a Guido Reni ma ha uno sguardo carico di
sbigottita speranza, l’intenso San Giovanni evangelista ha la posa plastica e la bellezza
statuaria di un ritratto di Mengs.
Massacra lasciò anche vari dipinti volutamente non finiti.
Tra essi, più ancora della celebrata Donna in rosso – che anticipa genialmente le
inquietudini espressioniste – colpisce il Vecchio con bambino: l’anziano, al crepuscolo
dell’esistenza, è reso nei minimi particolari, mentre poco più che abbozzato è
il ragazzetto che a lui si aggrappa, campo brullo ancora tutto da arare.

La sera del 15 marzo 1849, tradito da tre militari con cui
complottava un’azione antiaustriaca, viene ferito a morte. La salma,
imbalsamata, vagherà dodici anni prima di trovar riposo nel famedio cittadino,
mentre la testa (in mostra!) è al Museo Scarpa dell’Università.
Muore giovane chi è gradito agli dei. Sciagurato chi non è
stato finora in grado di fornire a un artista di questa grandezza una sepoltura
decente.

elena percivaldi
mostra visitata l’8 ottobre 2009


dal 24 settembre al 13 dicembre 2009
Pasquale
Massacra – Impeto e poesia
a cura di Susanna Zatti
Scuderie del Castello visconteo

Viale XI
febbraio, 35 – 27100 Pavia

Orario: da
martedì a venerdì ore 10-13 e 15-18; sabato, domenica e festivi ore 10-13 e
15-19

Ingresso:
intero € 6; ridotto € 5

Catalogo
Silvana Editoriale
Info: tel.
+39 0245496873; info@scuderiepavia.com; www.scuderiepavia.com

[exibart]


@http://www.twitter.com/elenapercivaldi

Redattore eventi di Exibart.com

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