Venezia. Quella di Canaletto (Giovanni Antonio Canal, Venezia 1697-1768) inondata di luce sotto un cielo azzurro, con le strade che brulicano di gente, i monumenti riprodotti in ogni più minuto dettaglio. Ancora Venezia, avvolta da Elger Esser (Stoccarda, 1967) in un’atmosfera sognante, si lascia solo immaginare, nessuna persona, nessun segno di vita. Una distesa di acqua che si confonde con il cielo, tinte morbide che si perdono nell’infinito.
Due artisti di epoche e sentire diverso. Canaletto, che dipingeva quadri come fotografie e Esser, le cui immagini fotografiche sembrano tenui acquerelli.
Apparentemente agli antipodi. Canaletto dipingeva vedute ‘quasi fotografiche’ della città, che i rampolli delle famiglie aristocratiche, a Venezia per il Grand Tour di rito, riportavano a casa come prezioso souvenir del loro soggiorno. Gli scatti di Esser, viaggiatore in prima persona, “Goethe del terzo millennio” (Tonelli), sono immagini della memoria, già ricordo quasi indistinto. Difficile definirli paesaggi, sembrano piuttosto la decisione di fermare in un attimo silenzioso un’impressione ricevuta.
Sono tre le fotografie esposte da Marco Voena, a prima vista tre immagini astratte, definite da larghi piani di colore che sfumano l’uno nell’altro; Fondamente nove, Caigo e Palude della Rosa; in una prevale una dominante ocra, la cromìa tende ad un morbido bianco in un’altra, mentre per la terza Esser ha scelto una leggera dominante azzurra che conferisce all’immagine un’aria romantica.
Dall’ampiezza della visione emergono alcuni particolari, nettamente definiti sullo sfondo di tinte morbide (ottenute da Esser con lunghi tempi di esposizione), fili sottili, piccole boe, una zolla di terra, sulle quali l’attenzione dell’osservatore non può non fermarsi. E’ forse questo amore quasi aneddotico per il dettaglio il sottile legame che unisce Canaletto a Esser; mentre il fotografo si concentra su pochi minuti elementi, il pittore ‘rifiuta di scegliere’ e riempie le sue tele con tutto quanto il suo occhio (…munito di camera ottica) riesce ad abbracciare. E ancora punto di contatto tra i due l’importanza della luce, vera protagonista delle immagini, utilizzata da Canaletto come ‘misura di tutte le cose’, che tutto definisce e delinea e da Esser come mare profondo che tutto ricomprende in sé, al punto di rendere tutto (o quasi) invisibile. Ed infine la linea dell’orizzonte, che Esser, come Canaletto, pone in basso, ad un terzo dell’altezza dell’immagine.
Si può dire delle foto di Esser quello che Bockemuhl riferisce degli acquerelli veneziani di J. M. W. Turner, provando a trasformare in un ideale ‘terzetto’ la suggestiva coppia proposta da Voena: “la rappresentazione spaziale viene in essere attraverso il puro effetto cromatico…l’essenziale struttura cromatica ha una forte spazialità, dovuta solo al colore, non essendo definibili i singoli elementi“. E ancora “nel gioco cromatico del quadro diventa visibile il gioco cromatico dell’atmosfera“.
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