La Biennale di Fotografia Africana di Bamako (Mali) sbarca in Italia in occasione della Prima Edizione italiana
Tre sezioni fotografiche, cento opere di diciotto fotografi e sei fotografe tra gli artisti africani emergenti che rendono omaggio al loro continente, alla sua cultura, all’arte e alle tradizioni, tralasciando –volutamente- le immagini più drammatiche dell’arretratezza e del sottosviluppo.
La sezione internazionale presenta i vincitori della IV Biennale di Bamako (Themba Hadebe, Eileen Terrier, l’algerina Zineb Sedira e Hywell Waters) e artisti provenienti da undici paesi; le contraddizioni sociali delle metropoli sudafricane appaiono nei reportage di Themba Hadebe, mentre quelle culturali e religiose sono le donne algerine, tra la cultura cattolica e la cultura dell’Islam, avvolte nei panni bianchissimi, in Autoritratto o Vergine Maria (Zineb Sedira), uno dei lavori più suggestivi presentati alla mostra.
Per le sezioni Nigeria e Marocco gli artisti, che vivono e lavorano nei loro paesi d’origine, si mostrano fortemente affascinati della fotografia occidentale: corpi di luce e di ombra per Kelechi Amadi-Obi e corpi sensuali per Etoundi Essamba -questi non danno soltanto forma all’erotismo ma esprimono la sensualità della terra africana e della sua cultura , sono simbolo dell’origine, della lotta sociale e dell’eros-.
E’ negli intenti dei curatori mostrare il lato “ricco” del continente, tralasciando le immagini della sofferenza; Nonostante le foto di Hywell Waters siano un reportage sulla condizione dei lavoratori nelle aziende agricole dello Zimbabwe, rimane il dubbio di avere assistito a qualcosa di diverso dai fatti reali. Nel voler rendere omaggio alla cultura africana, cioè, se ne restituisce una immagine che tralascia i dati più vicini alla sua cultura.
Contemporaneamente alla mostra si svolgono a Milano manifestazioni e spettacoli organizzati dall’Associazione Culturale Afritudine, dal Centro Culturale Francese e dal COE e dedicati all’Africa.
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Valentina Sansone
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