Arte e letteratura sono nuovamente protagoniste alla Galleria Ghiggini di Varese, in occasione del Premio Chiara 2001. Dopo la mostra dell’anno scorso sul “Le cheuf d’ouvre inconnu” di Honorè Balzac, con disegni di Pablo Picasso, è ora la volta del “Tristano e Isotta” di Andrè Mary.
Il testo, presentato nel riadattamento di Lawrence Racine, è corredato da ventun incisioni a puntasecca di Salvador Dalì realizzate a Cadaques, località marittima della Catalogna dove l’artista era solito trascorrere l’estate.
Il punto culminante dell’interesse del pittore degli “orologi molli” e delle “giraffe in fiamme” per questa forma d’arte risale al 1934, in occasione della riedizione dei “Canti di Malador”, una raccolta di poesie dello scrittore francese surrealista Isidor Ducasse (alias conte di Lautréamount). E’ una sorta di apripista. Negli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’artista catalano è ormai noto in tutto il mondo e il suo nome è in grado di garantire alte tirature, molte case editrici manifestano, infatti, il proprio interesse a collaborare con lui.
Le tavole esposte a Varese contengono puntuali riferimenti al racconto, ma si servono anche del peculiare metodo creativo di Dalì, detto paranoico-critico. Alcune composizioni appaiono, infatti, inquietanti e surreali, tanto da poter essere interpretate dal lettore solo facendo ricorso alla propria capacità di immaginazione. L’impianto disegnativo delle incisioni appare poi caratterizzato da un linguaggio fortemente realistico, chiaro e nitido, definito con la precisione millimetrica di un miniaturista medioevale.
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Annamaria Sigalotti
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