Il Mare è il titolo con cui l’artista ha unito, nella galleria di Milano, le opere esposte: grandi, lucide fotografie in bianco e nero, momenti fermati di un lungo viaggio interiore, seguendo alcuni luoghi senza tempo della nostra storia. All’ingresso dell’esposizione, sui due lati opposti, quasi assunti al ruolo di guardiani di un immaginario tempio celebrativo, ci sono le grandi immagini di due teste in pietra corrosa, rimaste in balia dell’erosione dell’acqua per secoli. Le opere che seguono, tra le quali sono presenti un polittico e un trittico di notevoli dimensioni, sono visioni rarefatte del mare, dove è segno assoluto e netto la linea dell’orizzonte, momento di contrapposizione tra l’infinito del cielo e dell’acqua, luogo fisicamente e coscientemente irraggiungibile.
L’artista ci riconduce ad una dimensione primitiva, quasi di spiritualità arcaica, legata alla natura rappresentata. Il nostro rapporto con la fotografia esposta diventa strettamente intimo, come se Jodice, con le sue opere, riuscisse a creare un luogo di passaggio tra la realtà che viviamo e l’infinito non rappresentabile, un luogo intimo e privato di riflessione ricavato nello spazio di un momento. Quasi a imporre il ritorno alla realtà, dopo questa sorta di intenso percorso alle radici della nostra umanità è l’ultima – in senso espositivo – opera della mostra, una natura morta di sassi e sabbia, visione di iperreale concretezza.
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Ilaria Gianoli
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