Before and after science, attraverso l’opera di 19 pittori astratti, offre un’interessante panoramica sul complesso e diversificato rapporto tra linguaggio artistico e sviluppo scientifico/tecnologico dagli anni ‘80 ad oggi. Un tema fondamentale che interessa sia le categorie della storia dell’arte che il senso comune. E’ infatti una convinzione popolare che vi sia un’incompatibilità assoluta tra l’atteggiamento logico e analitico dello scienziato e quello immaginativo e sintetico dell’artista . Si tratta tuttavia di una semplificazione che, sebbene valida per alcuni autori, non può assolutamente essere accettata per altri che hanno sempre mantenuto nei confronti dell’evoluzione scientifica e tecnologica una posizione di apertura, se non addirittura di complicità. Più accorto è di conseguenza il pensiero degli addetti ai lavori, in gran parte concordi nel ritenere che esistano per lo meno due diversi tipi di linguaggio astratto: quello lirico, istintivo e
Anche le opere presenti in mostra, pur nell’ambito di un’irriducibile complessità, riflettono questa sorta di dualismo. Da un lato troviamo infatti alcuni artisti che richiamandosi più o meno esplicitamente all’informale e all’action painting (pensiamo per esempio alle colate di colore di Peter Davis e alle astrazioni materiche di Giles Lyon), recuperano quell’idea di astrazione intesa come espressione di moti interiori non ancora irrigiditi dalle regole della logica. Dall’altro, invece, abbiamo quegli artisti accomunati da un atteggiamento di interesse e curiosità nei confronti dell’evoluzione scientifica e tecnologica, da cui mutuano spunti tematici (come per esempio nelle visioni di microcosmi molecolari di Lydia Dona), l’uso di nuovi materiali (come nelle opere interattive e cinestetiche di Millree Hughes e ChanShatz), ma soprattutto lo stesso approccio rigoroso, metodico e schematico nei confronti della realtà (come emerge con chiarezza nell’ordine geometrico delle mappe urbane di Stephen Ellis e nella pulizia mentale dei monocromi di Mark Francis ). A unire, invece, più o meno tutti gli artisti è la realizzazione di opere che pur essendo non-rappresentative, mantengono una qualche forma, anche se indiretta, di legame con la realtà. Un po’ come se le figure venissero smontate, disfatte e sbriciolate per poi essere riunite, incollate e reimpastate da una serie di mani che si divertono a sperimentare le più diverse e imprevedibili combinazioni con i piccoli mattoncini che compongono il mondo.
pierluigi casolari
mostra visitata il 19 marzo 2003
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