L’arte è un gioco, un gioco serio, ma un gioco. È il gioco dei possibili, dei mondi ideali, dei valori incarnati. Ed è anche il gioco dei bambini, come dimostra nella sua prima mostra personale milanese il giovane artista bresciano Stefano Lupatini, classe 1976, impegnato a recuperare le macchinine, i camioncini e i soldatini di un’infanzia targata anni Settanta e ancora distante dalle raffinatezze dei mostri manga più attuali. Nella semplice ingenuità di questi piccoli feticci generazionali Lupatini intravede la possibilità di instaurare un gioco critico, di raccontare un modo proprio di leggere la sconvolgente attualità delle nuove guerre e di un terrorismo che imprime alla storia recente il suo marchio. Il gioco critico dell’artista consiste nel trasformare una bandiera americana in un campo di battaglia, nel costruire un abito giocattolo con cintura di bombe fatte a mano o nel fotografare soldatini in ricognizioni e combattimenti come avviene nei reportage di guerra i cui frammenti giungono a noi sulle pagine dei quotidiani. Ma il centro della mostra è occupato da un video, installato in un box costruito per l’occasione, nel quale Lupatini fa esplodere “raudi” dentro gli abitacoli di pulmini e di altri mezzi giocattolo. Filmando l’esplosione, la scena si carica di tensioni strane, piuttosto indecifrabili, per cui la rappresentazione implicitamente dada s’innerva di senso tragico nel trascorre di quei secondi sospesi nel silenzio che precedono la deflagrazione. Filmando il gioco distruttivo, che un po’ tutti i bimbi fanno, Lupatini riesce quasi involontariamente a mostrarci un nostro lato oscuro: quell’aggressività e pulsione di morte che ci portiamo dentro e che si compiace nell’assistere al video d’artista in cui lo scoppio si fa arte.
Lupatini non si ferma qui: espone i giocattoli esplosi e lavorati a fuoco vivo, piccole sculture nelle quali l’infanzia s’infrange sulla storia; veste i panni dell’artista provocatore, inviando come invito della mostra una decina di lettere-bomba giocattolo ai nostri critici d’arte mainstream, nella probabile speranza di suscitare interesse. Operazione legittima, che registra un certo compiacimento sulla cui validità il giudizio resta sospeso fino alle prossime deflagrazioni creative del giovane artista.
nicola davide angerame
mostra visitata l’8 marzo 2007
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