La personale di Tom Sachs (New York, 1966) alla Fondazione Prada costituisce indubbiamente uno fra gli eventi di maggior richiamo nella settimana milanese del Salone del Mobile, almeno per coloro che non sono giunti in città per dedicarsi esclusivamente al design. L’imponente open space di via Fogazzaro, un chilometro e mezzo quadrato, torna finalmente a mostrare tutta la sua ampiezza dopo l’allestimento letteralmente oscuro della personale di Steve McQueen.
Tuttavia, la luminosità dell’ambiente non scalfisce per nulla la tensione che traspira dalle opere del caustico statunitense. In maniera meno scoperta di quanto avesse fatto nel medesimo spazio Andreas Slominski nel 2003, che disseminò il terreno di trappole, Sachs permette al visitatore di deambulare tranquillamente fra le opere, senza un’ansia preventiva. Ma è sufficiente qualche secondo per rendersi conto che la maggior parte dei lavori presentati hanno una traccia comune, non esattamente idilliaca. Come sempre, l’artista dimostra di non gradire quell’America leader nelle spese militari e negli attacchi preventivi, nella manìa securitaria e nel culto delle armi.
I tre giganteschi lavori datati 2006 e realizzati appositamente per la mostra, almeno per due terzi rientrano in quest’ambito di riflessione. Untitled (1989 Chevy Caprice) è una stilosa berlina appartenuta alla polizia, sulla quale l’artista è intervenuto in maniera soft, con sticker, forse piccole ammaccature, e soprattutto strumenti per lo scasso. Negli States le macchine delle forze dell’ordine vengono periodicamente rivendute ai contribuenti –ricordate l’auto dei Blues Brothers?–, ma la prospettiva di un doppio impiego dei proprietari originali non pare scartata a pri
Tutta l’ansia che può scaturire da un certo way of life americano si dispiega però anche e soprattutto nelle opere meno eclatanti. I fucili (1994-2004) auto-costruiti con materiali di scarto ma perfettamente letali, le teche zeppe di asce, punteruoli, mazze, bastoni e via dicendo, con titoli rassicuranti come Untitled (Police) (1996). Se a questo punto si desiderasse riposare qualche minuto, non c’è che da accomodarsi nella Delinquency Chamber (2004). Ermeticamente al riparo dai “pericoli esterni”, si potrà fumare, bere e assassinare qualche essere umano con un videogioco che fece scalpore al momento della commercializzazione, Grand Theft Auto.
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poco male, visto che comunque anche Tom Sachs ha fatto la stessa cosa con Pascali, si chiama storia dell'arte...
ora a milano qualche artista giovane locale scopiazzera tom sachs e poi lavorera' nei circuiti delle gallerie piu' chic!
eh truffaldini !
dopo aver visitato la mostra, sono rimasto disgustato dalla mancanza di contenuto e casualita dei lavori esposti,ma con tutti gli artisti che c erano, proprio lui......ma che sia una strategia mercantile??????????' bah comunque se farte un giro per Milano è molto piu interessante di questa inutile mostra
E'tutto piatto a milano e' una delle tante citta' che ormai non fa sentire piu' la sua presenza fisica.
Poi culturalmente e' un fallimento internazionale.
l'arte a milano e come recitare una poesia dentro la fabbrica fiat!
c'e' ma non se ne sente il bisogno.
Tom Sachs é un artista interessante e per di piú impegnato politicamente e socialmente (e anche in maniera seria). L'originalitá non esiste e chi la ricerca non ha capito una mazza. Milano é la capitale della moda e la moda non é l'arte (piuttosto é l'arte che deve fare la moda).
http://www.tomsachs.org/
I've seen the exhibition, and I have to say that I was simply disgusted by it. These are the Art World's Stars? If it's really so, we're all condemned. Mr. Sachs hasn't had a single good idea in 4 decades, and this solo show is only another demonstration of the extremely provincial attitude of Italy's private and public institutions.
Good Night, and Good Luck.
L.S.
ahah, leggo solo ora. l'inglese è corretto anche se ancora un po' scolastico. ciao caro, a presto!
marco (eddai, non essere così acido, poi ti scoppiano i capillari)