Venticinque sono le opere, tra acquarelli, oli, sculture e disegni, esposte alla galleria Tega di Milano, che raccontano gli ultimi quindici anni della produzione artistica di Fernando Botero (Medellin, 1932). La mostra si apre con una serie di nature morte. Le tavole imbandite, la frutta e i diversi oggetti raffigurati sono esaltati dalla perfezione della forma e dalla vivacità dei colori. Ingranditi a dismisura, quasi a rendere la percezione del tatto, queste immagini si concentrano quasi esclusivamente su una ricerca di tipo estetico.
Nelle sale successive seguono, invece, disegni su carta con soggetti differenti ed oli con soli soggetti umani. Il visitatore può così ricostruire un panorama esauriente e completo della poetica boteriana, a tutti nota per le figure dalle forme abbondanti e monumentali.
“Un quadro è un ritmo di volumi colorati dove l’immagine assume il ruolo di pretesto”, così l’artista suole chiarire la sua visione pittorica. Nelle sue opere è facile scorgere l’influenza dei grandi pittori muralisti dell’area messicana, i primi a fornirgli lo spunto di dilatare le figure, ma soprattutto dei pittori italiani da lui studiati in gioventù. È da Giotto, Masaccio, Michelangelo e Piero della Francesca che Botero scopre l’importanza della tridimensionalità, della prospettiva e della profondità spaziale.
I suoi personaggi sono avvolti da paesaggi dal clima favolistico. Ambienti tipicamente sudamericani, dalle atmosfere vivaci e luminose, che richiamano inevocabilmente gli epici racconti di Isabel Allende e Gabriel García Márquez.
Colori decisi e squillanti sono stesi sulla tela, non solo per contribuire alla resa ancora più magica e spettacolare delle ambientazioni, ma anche per meglio trasmettere il senso di volume dei soggetti in primo piano. I personaggi dell’artista colombiano sono ritratti anonimi, che si assomigliano tra loro e che sembrano condividere la medesima condizione esistenziale. Gli spazi sullo sfondo li esaltano per contrasto, in quanto arricchiti da infiniti dettagli minuziosi.
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Questa sì che è spazzatura!
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