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Fino al 16.I.2016 | Tobias Zielony, Tell me something about you | Galleria Lia Rumma, Milano

di - 17 Dicembre 2015
Tobias Zielony (1973), dopo le mostre del 2007, del 2010 e la recente retrospettiva video del 2015 nella Galleria Lia Rumma a Napoli, espone per la prima volta nella maestosa sede milanese della gallerista italiana nota per il suo indiscutibile fiuto di talento e di mercato. Il pluripremiato artista tedesco a Milano presenta per la prima volta il progetto, Jenny Jenny composto da un video, Der Brief, e diciotto fotografie al piano terra, e altri lavori  precedenti negli altri due piani della galleria. Il viaggio per immagini tra Berlino, Canada, Roma incomincia al piano terra con ritratti di giovani donne professioniste della sopravvivenza, ambientate in luoghi metafora della solitudine esistenziale, alcune delle quali si prostituiscono per “sbarcare il lunario”. E fin qui nulla di nuovo, invece è più interessante del tema in se, il punto di vista di Zielony di mettere a fuoco le inquietudini dei soggetti immortalati con uno sguardo analitico e distaccato, in relazione allo spazio, con taglio filmico, narrativo, quasi una sceneggiatura di un film su vite sospese tutte da scrivere oltre che da vedere. Si consiglia di dedicare un ascolto alla drammatica registrazione nel video incentrato sulla sconcertante conversazione tra un cliente innamorato, rifiutato da una “Lolita” di turno che vende il corpo, ma non finge sentimenti, in cui si passa dalle dichiarazioni d’amore dell’uomo alle minacce di violenza e aggressione della donna.
Le riflessioni su ragazze di vita, sul relativismo dello sguardo in bilico tra fotogiornalismo e finzione, continuano al primo piano, dove incuriosiscono una serie di immagini di membri di una gang di teenagers, originari delle First Nations (i popoli autoctoni dell’odierno Canada), scattate nell’anonima periferia di Winnipeg, capoluogo di provincia della regione canadese Manitoba, in cui si valorizza l’aspetto “tribale” della gang in rapporto al paesaggio naturale e architettonico di un luogo desolante, immobilizzato in un tempo sospeso, dove potrebbe accadere di tutto da un momento all’altro.

Fa parte del progetto di “documentazione” di taglio antropologico e sociale anche un audio basato su un testo di Andrea Hiott in cui si narra del discutibile sistema scolastico residenziale canadese, che prevede di allontanare i bambini autoctoni dai loro genitori per essere rieducati con l’obiettivo di rimuovere dalla memoria le loro origini identitarie, investigati dall’autore con uno sguardo più attento alla narrazione sottintesa che non al compiacimento estetizzante.
Il meglio del viaggio intorno al grande tema della solitudine e spaesamento del “nativo globale” culmina al secondo piano, quello senza finestre, più adatto per videoinstallazioni, con due video a confronto tra loro, uno realizzato a Berlino nel 2008, Big Sexyland, e l’altro del 2013, The Street (Rome), che inscenano storie di vita vissuta. Il primo progetto comprende una proiezione anche di ottanta diapositive scattate a Berlino, in cui si vedono ragazzi dell’Est all’interno di un cinema porno e nel parco adiacente, molti dei quali giunti alla prima tappa di un viaggio verso l’occidente, la terra delle promesse scoperte attraverso la tv e i film americani.
Sembra un omaggio involontario a Pier Paolo Pasolini, il video The Street (Rome), ipnotico per i giochi di fasci di luce inscenati da giovani provenienti dal Bangladesh, ospitatati in un centro accoglienza alla periferia di Roma, dopo un viaggio senza garanzie di futuro, costoso, pericoloso e incerto. Questi ragazzi arrivano a Roma, con la speranza di riscattare se stessi, alla ricerca di un lavoro qualsiasi, pur di trovare una dignità personale, in un contesto giuridico e sociale che per il momento non offre nulla e rifiuta migranti, rifugiati e clandestini o li deposita come pacchi nei “ghetti” dell’alienazione. Ma la poesia vince sul degrado esistenziale, e questi antieroi di vita vissuta, all’imbrunire del giorno per ingannare il tempo giocano con “spade” fluorescenti dai colori vivaci, indossano occhiali e altri oggetti luminosi venduti dai cinesi. Queste misteriose creature lucenti appaiono dal buio come epifania di chissà quale nuova umanità.
Jacqueline Ceresoli
mostra visitata il 21 ottobre
Dal 20 ottobre 2015 al 16 gennaio 2016
Tobias Zielony, Tell me something about you
Galleria Lia Rumma
via Stilicone 19, 20154 Milano
Orari: da martedì a sabato dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14.30 alle 19:00

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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