L’intento di Dialogo nel buio è divulgare la conoscenza dell’handicap e in particolare la condizione di cecità, attraverso un’esperienza unica: un percorso che il pubblico compie nel buio più totale sperimentando cosa significa essere privati della vista.
Il viaggio, della durata di circa un’ora, attraversa alcune stanze che riproducono
Dopo aver attraversato ambienti che riproducono la natura e la città, l’ultima tappa è un bar dove, sempre nell’oscurità più totale, ci si rilassa magari sorseggiando una bibita al tavolo. Dal buio si esce alla luce con una doppia rivelazione. Da un alto ci si avvicina alla realtà della nostra guida. Dall’altro si scopre quanto il nostro mondo ipervisivo abbia fagocitato gli altri sensi.
Se un’iniziativa di questo tipo fosse stata proposta solo due anni fa, il luogo meno indicato sarebbe stato Palazzo Reale e più in generale tutti gli spazi espositivi. Il successivo sdoganamento di alcune di alcune tecniche artistiche hanno poi avvicinato l’esperienza quotidiana e il disagio di massa, all’irraggiungibile e fanatico mondo artistico. Espressioni relegate a soporifere lezioni di morale comune hanno ritrovato poi, nell’illusione artistica, il passaporto per una seria e convincente promozione, capace di non piangersi addosso, sottolineando invece il piacere di un dialogo diverso. Un pasto indigeribile per chi vive e ragiona a compartimenti stagni. Per gli spettatori di Documenta 11 probabilmente
Coraggiosa, comunque, questa “non mostra”, anche se in qualche modo appare superficiale e scontata, capace di sensibilizzare solo chi, già cosciente, ha bisogno di una riprova del disagio di molti. Gli altri (come al solito) scelgono di rimanervi fuori. Bella, ma come tutte le cose belle costa troppo (9 euro!).
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roberto sommariva
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Mostra davvero "forte" che ha la capacità di ribalaltare anche solo per un'ora il rapporto tra abili e disabili. I visitatori infatti non possono non affidarsi completamente alla loro guida cieca, che diventa il collante di questi "spauriti" gruppi persi in pochi metri buio. Un'esperenza necessaria per me che con i non vedenti ci lavoro presso il Museo Statale Tattile Omero di Ancona http://www.museoomero.it, e di cui conosco bene anche un ulteriore senso che loro spesso hanno più di noi...quello dell'umorismo!!