La fortuna critica di Georges Rouault è sempre stata alquanto controversa: pur essendo stato uno dei grandi maestri del XX secolo è stato spesso dimenticato, lasciato in una sorta di limbo, essendogli stati prefereriti personaggi che oggi appaiono meno importanti e stimolanti.
Rouault riuscì sempre ad anticipare le diverse avanguardie storiche proponendosi come artista originale e propositivo.
Già nel 1902, infatti, elabora la propria poetica in modo decisamente espressionista e, nella stessa maniera, anticipa di circa un decennio le tematiche della Nuova Oggettività tedesca. Eppure egli rimane sempre in disparte, quasi per un moto di timidezza, non partecipando mai a nessun manifesto programmatico; proprio questa ritrosia lo porterà fatalmente fuori dal grande circuito mediatico dell’arte che conta, influenzando fortemente la critica dell’epoca.
Per queste ragioni e per rimediare alla miopia di una certa critica che relegò Rouault in secondo piano, l’iniziativa che si sta svolgendo in questi giorni nella Sala del Collezionista del Palazzo delle Stelline appare davvero meritoria: sono infatti esposte una ottantina di splendide opere grafiche delle collezioni milanesi che testimoniano l’assoluto valore raggiunto dall’artista parigino.
Le tavole della Reincarnazione di Pere Ubu, del Miserere e del Circoraccolgono tutte le tematiche fondamentali della poetica dell’artista: i derelitti, gli strati più bassi della società, il disperato messaggio religioso sono i motivi che lo hanno sempre accompagnato. Nei temi circensi, in particolare, l’atmosfera felice dello spettacolo lascia il posto ad una struggente malinconia che rende queste tavole assoluti capolavori.
Non è esagerato accostare alcune acquetinte (soprattutto il Clown Giallo e Il Vecchio Clown entrambe del 1930) al miglior Picasso del Periodo Rosa.
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Luca Scalco
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Comme Roualt il y a tant d'artistes oubliés et soutterés dans l'univers des arts par des jeux d'interets de puovoir oú la culture est la plupart des fois absente.
Ça arrive ici au Portugal comme aux outres pays.
Ce sont les moyens que les pouvoirs economiques trouves de s'imposer dictatorialement,faisant oublier ceux qui ne serve pas ces interets.
Maria João Franco
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