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fino al 16.VII.2010 | Emilia Faro | Milano, Ermanno Tedeschi

di - 14 Luglio 2010
Macchie, passaggi, iridescenze,
aloni e cangianze. Il colore, alle pareti della galleria, scorre come se fosse
un errore dell’acqua; un marchio dolce tenuto ben saldo dalla superficie della
spessa carta sottostante. I lavori di piccole e medie dimensioni si spandono
più o meno in maniera casuale fra le venature della cellulosa e il segno – ormai
trascorso – del pennello.

Dispersioni a raggiera o a
ventaglio, spesso informi e irregolari, riportano in vita una lunga antologia
di racconti. Nel cono d’ombra del loro lato oscuro, volti diafani e sguardi
precisi diventano ricordi di corpi erranti. L’autrice di queste finestre spalancate
sulla raffigurazione, Emilia Faro (Catania, 1976), s’è data cura di restituire presenze
dalla forma d’uomo, tracce che emergono dai disegni come anime vaghe di un
interregno laico.

Già a partire dai pochi lavori
esposti, la lanterna magica di tante storie s’accende per illuminare qualsiasi
sguardo incontri. E le macchie sui fogli lasciano intravedere centinaia di
forme, figure e contorni diversi, continuamente sfuggenti e resi labili dalla
loro stessa fragilità. È fra queste difformità che si inserisce l’intervento
educato, composto e fin troppo preciso dell’artista.

Con pennellate agili, la pittrice
delinea i connotati delle sagome che intende ritrarre, districandone le masse
volubili e realistiche attraverso la trasparenza delle sue scelte praticamente
monocrome. Le macchie, volute in qualità di segni premonitori, emergono rapide
per poi immergersi con la stessa velocità nel fondo del foglio. Sbavature,
sfumature e colature organizzano gli aloni come corpi e volti di comparse,
parti di una più ampia scenografia di teatro. Copioni di un disegno estetico,
capitoli microscopici che distribuiscono a ogni composizione una carica
drammatica che si concretizza nell’alternanza chiaroscurale di luci, volumi e
superfici.

Per Faro delicatezza vuol dire
intensità. Minimalismo significa precisione. E armonia significa precisione. “Associo
l’idea della bellezza femminile
”, sostiene l’artista, “a quella della sofferenza. Le
sfumature create dall’acqua diventano così sfumature psicologiche. Mi interessa
riprodurre l’effetto dei ‘moti dell’animo’ sui tratti del volto. I miei volti
non vengono dall’inconscio ma solo dall’informazione visiva, e sono più
istintivi che interiori, checché se ne possa dire
”.


Un interesse che dunque si rivolge
alla reazione, all’impatto psicologico sullo spettatore: “Quando le mie
opere vengono esposte al pubblico, è allora che le sento ‘complete’. I miei
bambini hanno i lineamenti infantili ma il loro sguardo è intenso, adulto. Le
scene che ritraggo traggono spunto da vecchi album fotografici della mia
famiglia, sono scene nelle quali ognuno di noi è capace di riconoscersi, le
feste di Carnevale, le foto di classe a scuola…
”, prosegue l’artista. Vi trovo molta poesia, il
senso del tempo che passa e il sapore intenso dell’infanzia… Trovo che tutto
ciò non si possa esprimere con le parole ma solo col ritratto, e chi lo osserva
lo paragona al proprio fino a modificarsi, e sdoppiarsi…
”.

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mostra in Umbria

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mostra visitata il 20 giugno 2010


dal 25 maggio al 16 luglio 2010

Emilia
Faro

Ermanno Tedeschi
Gallery

Via Santa
Marta, 15 (zona via Torino) – 20123 Milano

Orario: da
martedì a venerdì ore 11-13 e 15-19; sabato e domenica su appuntamento

Ingresso
libero

Info: tel./fax
+39 0287396855;
info.mi@etgallery.it; www.etgallery.it

[exibart]

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