Dieci nuove immagini dedicate all’universo metropolitano inaugurano Ciudades subterràneas, personale del giovane fotografo spagnolo (nato a Valencia) Raúl Belinchón. Realizzato appositamente per la mostra, il lavoro esposto è la continuazione della sua ricerca artistica.
Dalle prime foto scattate nella metropolitana di Parigi, dove veniva registrato il frenetico via vai della gente, si arriva ora a immagini che escludono volutamente la presenza umana, per intrappolare l’atmosfera rarefatta e quasi illusoria di tunnel e corridoi. Luoghi di passaggio, privi di una vera identità, i sotterranei di Belinchón, acquistano ora una nuova semantica, mostrandosi nella loro solitaria bellezza. Testimoni di quel mondo altro, che pulsa silenzioso sotto i nostri piedi, si mostrano nell’oscurità da cui sono avvolti, rischiarati dai freddi lampi di neon che creano giochi di luci e di ombre.
Da Londra a Madrid, da Berlino a Milano, passando poi per Napoli, gli scatti qui presenti, tracciano i contorni di una mappa ideale, dove emerge una realtà sotterranea, ora comune nella sua segnaletica stereotipa, ora peculiare e rappresentativa in qualche modo di una specifica città.
Piccoli dettagli o variazioni cromatiche donano identità a quei “non luoghi” (Marc Augé nel 1992 nel suo “I non luoghi. Spazi dell’anonimato”, ha dedicato proprio un capitolo sulla metropolitana), recepiti come privi di anima ed espressione: al verde smeraldo di Napoli, si contrappone ora il grigio-azzurro di Londra, ora la riconoscibile maniglia gialla della linea 3 di Milano.
Raccogliendo l’eredità storica di tanti artisti, che in campi diversi si sono interessati alla realtà metropolitana, Raúl Belinchón, classificatosi nel 2004 al terzo posto nel World Press Photo Prize/Arts and Entertainment Stories, prosegue l’indagine su questo mondo misterioso e affascinante. Un mondo strano, ora palpitante di presenze umane nell’ora di punta, ora, calato il sipario, meta solitaria. Per chi lo sceglie come rifugio sicuro.
giovanna canzi
mostra visitata il 16 marzo 2005
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Un poco triste.
Segue la scia económicamente reditizia dei fotografi tedeschi seguita da suo fratello Sergio qualche anno fa, ovvero “decorazioni” di buon livello estetico e tecnico.
Ma poi, ‘ciudades subterràneas’, ‘ciudades efímeras’, un minimo di “fantasia” santo dio.
Peccato, perché come fotografo di reportage non é niente male.
Capisco che un poco di soldi fanno sempre bene, peró…