Quando Alice è nel Paese delle Meraviglie, la realtà che la circonda è trasfigurata. Ogni cosa ha significati ambigui, rivela forme inaspettate. Una realtà poliedrica, non interpretabile se non attraverso emozioni strettamente individuali: Alice non può capire razionalmente ciò che le sta accadendo, può soltanto vivere la sua avventura, e leggerla per le sensazioni che le trasmette. Non è ciò che accade, spesso, davanti ad un’opera d’arte contemporanea? Anche nel milanese Castello delle Meraviglie sembra infatti la “relatività” il comune denominatore sotto il quale si riuniscono le opere. Attraversando le diverse sale vengono evocati gli ambienti delle favole di Lewis Carroll (Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, 1865, e Attraverso lo Specchio, 1871): apre la mostra Dadamaino con Volume, opera del 1958. Una tempera su tela forata, a rappresentare il buco in cui Alice scivola all’inizio del romanzo, e che la porterà nella dimensione magica del racconto. Si prosegue nel mondo Mondo Extralarge (con tele molto ampie, come Nefertiti, 1982, di Marco Gastini, 205×348 cm) e nel Giardino, per poi arrivare nel Micromondo, una piccola sala dove i quadri sono stati appesi particolarmente in basso e tutti ritraggono figure minute, accanto ad ogni quadro è appesa una lente d’ingrandimento. C’è poi la sezione Realtà trasfigurata, quella del Tempo accelerato, dove trionfano le opere Futuriste di Boccioni, Balla e Carrà e quella Tempo Incantato. Qui, subito dopo il dinamismo della stanza precedente, ecco Morandi, Sironi, Carrà e Fontana, a rappresentare un tempo immobile, sospeso. Infine, lo Specchio, che permette all’opera di riflettere, e rappresentare così un aspetto della realtà effettivamente circostante.
Protagonista, naturalmente Michelangelo Pistoletto (Senza titolo, 1962-71, carta fotografica su acciaio inox, 230×120 cm).
Parallelamente alla mostra, sono organizzati percorsi ed attività didattiche specifiche per bambini, partendo dalla convinzione che l’arte contemporanea possa essere facilmente proposta anche ai più piccoli. Una mostra per amare l’incomprensibile, che educa ad apprezzare l’arte a livello emozionale più che razionale e che non pretende si estrapoli un significato ufficiale dalle opere, prevalentemente astratte. È protagonista lo sfalsamento dimensionale, caratteristico delle opere d’arte del ‘900: non esiste una regola, non un senso logico e un significato valido per tutti. Compagna, in quest’avventura, la fiaba, la fantasia del racconto di Carroll.
marta calcagno baldini
mostra visitata il 25 maggio 2005
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