Ci accoglie Nezaket Ekici, giovane artista turco-tedesca, sbarazzina, in camicia da notte di seta, con un sorriso e un bacio sulla guancia. Ci fa accomodare nella stanza, riproduzione fedele di una parte della sua casa berlinese e arredata con gli stessi oggetti, sottratti dalla loro collocazione quotidiana per tutta la durata dell’esposizione risultante dalla performance. Sui muri, sui cuscini, sullo specchio sono apparse centinaia di sagome di labbra impresse con il rossetto: per tre giorni Nezaket bacia il suo spazio e i suoi oggetti, in un’atmosfera serena e intimista.
Questa ricostruzione di interno, in cui non esistono sguardi sulla città, o riferimenti alla vita esterna, né televisioni né computer, è quasi un nido ventrale, un guscio caldo e protetto, in cui non c’è accesso per la violenza della Storia. L’unico punto di contatto è solo “in uscita”, nel momento in cui lo spettatore esce dalla stanza e dalla galleria, e porta, se vuole, per le strade della città l’impronta del bacio. Un bacio che non vuole catalizzare attenzione erotica, nonostante l’occasione che lo permetterebbe facilmente: lo spettatore non è un furtivo voyeur né l’atteggiamento di Nezaket è ispirato da narcisismo e vanità, si è trattati piuttosto da confidenti, da amici del cuore, a cui si rivelano segreti e passioni nascoste. Nezaket si fa vedere mentre si relaziona alla sua vita, alle sue vicende, ai suoi ricordi, e lo fa con atteggiamento sereno, leggero, tra il divertito e il trasognato.
Il titolo della performance, “emozioni in movimento”, può essere interpretato a seconda di due diverse chiavi di lettura che si completano in maniera complementare, nello spazio e nel tempo: in movimento è il corpo dell’artista,
A tratti forse un po’ acerba, la performance della Ekici colpisce soprattutto per la sua freschezza e per la serenità di cui è circonfusa, per la delicata maniera con cui assurge a simbolo di una intimità collettiva: i suoi sentimenti non sono di natura diversa da quelli di chiunque abbia la capacità di provare affetto, e la sua stanza, privata e pubblica allo stesso tempo, è un reparto del cuore di ognuno di noi, quello in cui hanno sede sogni, speranze ed amori, sempre vivo anche se non confessato, impermeabile all’aridità della quotidiana lotta per la sopravvivenza nel mondo caotico e prosaico del contratto umano.
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mostra vista il 26 settembre 2002
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