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fino al 2.III.2008 | Leonardo | Milano, Castello Sforzesco

di - 26 Febbraio 2008
Il soggiorno, anzi due, di Leonardo da Vinci a Milano è tra i più noti e studiati della storia dell’arte, anche e soprattutto per la cospicua eredità in termini di capolavori artistici e ingegneristici che il genio toscano lasciò sotto la Madonnina. Senza contare l’immenso impatto che la sua arte ebbe sui pittori lombardi suoi contemporanei e dei secoli a venire.
L’Ultima Cena, le macchine sceniche per abbellire gli spettacoli allestiti alla corte di Ludovico il Moro. I lavori sul corso dei Navigli e il sistema complesso di chiuse per addomesticarne le acque. La decorazione della volta della Sala delle Asse, in cui i rami fioriti e intrecciati di sedici alberi si annodano a una corda d’oro. Il monumento equestre a Francesco Sforza, oggi perduto, per realizzare il quale Leonardo applicò al cavallo lo stesso metodo -la divisione modulare- con cui aveva studiato palmo a palmo il corpo umano e la sua complessa anatomia. Al Castello Sforzesco di Milano sono raccolte le testimonianze di questo studio maniacale e perfezionista che l’artista raccolse nel suo Trattato della Pittura: una mostra ben calibrata ed efficace non solo nel suggerire la genesi e lo sviluppo di tali studi, ma anche nell’illustrarne l’immensa fortuna.
Dove prendeva ispirazione Leonardo? Come al solito, dalla natura. Si recava a visitare le scuderie dei nobili. E nel ritrarre i corpi degli animali non mancava di indicare il tipo di cavallo, il nome del proprietario e persino l’appellativo della bestia. Fu proprio questa sua inaudita capacità d’osservazione, unita alla grande competenza matematica, a conferire ai suoi lavori il rango di canone, facendo scomodare paragoni importanti con i classici “Fidia, Mirone, Scoppa e Praxitello” (parole di Baldassarre Taccone, 1493) se non addirittura a porlo in cima alla lista, con buona pace dei vari Apelle, Mirone, Policreto che, per Luca Pacioli, “convien che cedino” a lui il passo (De divina proportione, 1498).
Di questa venerazione, in mostra, ci sono le prove. Lo schizzo di Albrecht Dürer, conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, che raffigura un possente cavallo al trotto, ispirato dai disegni per il Monumento equestre allo Sforza che l’artista tedesco vide, forse, a Pavia oppure a Norimberga tramite Galeazzo Sanseverino, capitano e genero di Ludovico il Moro, di cui aveva ritratto il cavallo detto “Ciciliano”. Oppure il grande numero di incisioni sei e settecentesche, tra le quali quelle di Canova e di Giuseppe Bossi. Tutti lavori che dichiarano il debito contratto con Leonardo da tanti artisti venuti dopo di lui.
Particolarmente suggestivo appare il confronto tra il disegno del Verrocchio di un cavallo che guarda verso sinistra (1480-88) -prestato dal Met- e i lavori di Leonardo. Confronto che rivela il vero e autentico “codice da Vinci”, quello delle proporzioni. Leonardo appare seguire da vicino le orme del Verrocchio nella misurazione dei cavalli secondo un rigoroso metodo matematico: la base del sistema erano teste suddivise in gradi equivalenti ciascuno a un sedicesimo, e suddivise a loro volta in sedici minuti e poi in semiminuti, il che permetteva di calcolare i rapporti delle proporzioni con grande precisione. Ma se il Verrocchio in questo appare corretto ma schematico, Leonardo -il cui studio esposto fa parte delle Collezioni Reali di Windsor- supera il maestro non tanto nel rigore filologico, quanto nella maestosità e nella resa di ciò che potremmo chiamare “soffio vitale”. Ecco il segreto della sua grandezza.

Tante altre sono le cose da vedere. Il modellino di cavallo, a lui attribuito ma finora mai esposto. Lo splendido disegno a sanguigna della testa Leda, conservato nelle Civiche Raccolte d’Arte del Castello. Le miniature che riproducono il monumento equestre, le tantissime copie manoscritte o a stampa del Trattato sulla pittura che, da sole, compongono una “mostra nella mostra” sulla fortuna dell’opera nei secoli. Ma ciò che resta, sopra tutto, è l’emozione genuina che sa dare solo il genio. Quello che, più d’ogni altro, tanto nell’“uomo vitruviano” quanto negli studi equini, ha saputo svelare a tutti, spogliandola dalle aride cifre matematiche, la sublime armonia della creazione e del cosmo.

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elena percivaldi
mostra visitata il 12 dicembre 2007


dal 6 dicembre 2007 al 2 marzo 2008
Leonardo. Dagli studi di proporzioni al Trattato della Pittura
a cura di Pietro C. Marani, Martin Kemp e Maria Teresa Fiorio
Castello Sforzesco – Sala delle Asse
Piazza Castello – 20121 Milano
Orario: lunedì ore 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica ore 9.30-19.30; giovedì ore 9.30-22.30
Ingresso: intero € 6; ridotto € 4/3
Catalogo Electa
Info: tel. +39 0254915; www.ticket.it

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Redattore eventi di Exibart.com

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