A questo ormai si riduce il viaggio: non più lenta
scoperta del letterato, palpitante ricerca dell’archeologo, sensuale
vagabondare del flâneur; ma isteria di arrivi e partenze ai terminal, ritmata
dallo sbattere dei trolley. In poche ore si può fare shopping a Times Square,
ammirare il sole di mezzanotte, ballare il tango per le strade di Baires…
Certo, le ferie non sono lunghe come quelle di una volta, ma in ogni caso si
tende a preferire la vacanza mordi-e-fuggi. Soprattutto fuggi, nell’ansia
bulimica di sfruttare tutto il pacchetto del tour operator. L’importante è
documentare e, soprattutto, esibire: tonnellate di fotografie, quando non il funesto
“filmino”, rovesciati – addirittura in tempo reale – sulle piazze della Rete.
Archiviati i cahier di impressioni e ricordi, spariti i Chatwin, i Kapuscinski e i Terzani,
è dunque questa la quintessenza del viaggiare nel terzo millennio? Risponde a questa
domanda la freddezza ben calibrata nel tono neutro e basso degli acrilici su
tavola – riproduzioni in scala macroscopica di biglietti aerei, in ponderoso
contrasto con gli originali ultraflat
-, specchio di una dimensione spoetizzata, quella dell’intruppamento
organizzato, del delirio collezionistico di mete canoniche o esotiche, del ruolino
di marcia imposto dalla guida-vangelo.
Spicca, dipinta un po’ più nettamente delle altre,
la parola chiave ‘economy’, fulcro del
turismo di massa nell’era dei low-cost e dei last minute: spostamenti globalizzati
in aeroporti omologhi, non-luoghi invariabilmente tirati a lucido, con gli stessi
duty free e gli stessi bar. Scala gigante anche per le targhette adesive delle
valigie con i codici a barre, questi ultimi “icone” della contemporaneità cui Bertasa
ha già dedicato in passato serie pittoriche, a riprova di una realtà riducibile
in puri termini economici.
Un progetto provocatorio e interlocutorio, realizzato
stuzzicando la vanità di amici che avevano conservato i tagliandi di viaggio,
quasi per una sorta di veniale feticismo. Quello di chi torna a casa “stanco ma
felice”, come si scriveva nel classico temino delle medie. E pazienza se ha
visto più con l’obiettivo fotografico che con i propri occhi: perché l’importante
è partecipare, non vivere.
anita
pepe
mostra visitata il 20 gennaio 2011
dal 25 novembre 2010 al 20 febbraio 2011
Fausto Bertasa – (Gran) Tour
Galleria Effearte
Via Ponte Vetero, 13 (zona Brera) – 20121 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 11-19; sabato ore 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0289096534; info@effeartegallery.com;
www.effeartegallery.com
[exibart]
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