Dopo aver partecipato alle mostre collettive Malkunst alla Fondazione Mudima e Le Repubbliche dell’arte. Germania al Palazzo delle Papesse di Siena, Franz Ackerman, considerato uno dei protagonisti più interessanti della nuova generazione artistica berlinese, torna a Milano alla Galleria Giò Marconi, spazio espositivo che già lo aveva ospitato nel 1997.
Momento fondamentale per la sua ricerca artistica sono i numerosi viaggi a New York, Londra, Roma, Copenaghen, Rio de Janeiro, Copa Cabana, Damasco (solo per citarne alcuni), senza dimenticare la lunga e formativa permanenza ad Hong Kong.
Come un nomade senza fissa dimora, Ackerman diventa cittadino del Mondo e insaziabile ne assorbe ogni piccola sfaccettatura, facendo sua ogni diversità culturale e geografica.
La dimensione del viaggiare è una componente fondamentale del suo lavoro, ma allo stesso tempo non è tutto: “il mio lavoro non è l’illustrazione di alcun viaggio. Un posto mi colpisce per ragioni puramente soggettive, non certo perché penso che potrebbe servirmi per un dipinto”. Quindi per avvicinarsi alle grandi tele di Ackermann è importante capire come queste non vogliano rappresentare nulla di personale, non vogliano trasmettere ricordi o esperienze soggettive: “Credo che i miei ricordi e le mie esperienze personali non abbiano nessuna influenza sul modo che il pubblico accoglierà un’opera”.
Ogni viaggio è occasione per creare le cosiddette Mental Maps, ovvero mappe mentali fantastiche, realizzate in scala 1:1. Si tratta di piccoli acquerelli, alcuni di questi esposti in mostra, nei quali l’artista crea la propria versione mentale, senza cadere in illustrazioni di uno specifico contesto geografico. Quindi oserei dire che, paradossalmente, i dipinti di Ackermann nascono sì da esperienze soggettive che diventano occasione per creare immagini fantastiche, ma allo stesso tempo la quotidianità dell’artista non è l’unica essenza dell’opera.
I lavori in mostra sono una serie di grandi tele la cui realtà esplorata è il mercato, inteso come luogo di interscambio e di incontro. Si tratta di una pittura nitida e pulita, dove il colore acceso e sgargiante definisce ampie campiture, all’interno delle quali vengono definiti volumi dal sapore architettonico.
Nelle tele realizzate da questo giovane artista nulla è gratuito e, come in un’immensa costruzione organica, ogni elemento, anche il più piccolo, diventa indispensabile per l’esistenza del tutto.
Lo spettatore si trova immerso in mondi di colori, spazi metafisici che sembrano creare un universo diverso da quello umano. Una pittura gradevole che non manca sia di un certo sapore astratto che di un gusto decorativo, non in senso negativo del termine, ma in quanto le opere di Ackermann lasciano trasparire un piacevole senso estetico.
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Elena Arosio
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Felisati è un pittore molto anziano ma pieno di vita e di risorse che ci vuole tra sfeire a tutti voi.
Si basa su elementi naturali specialmente quelli collinari.
Egli non ritrae solo all' aperto ma anche in studio e grazie alla sua immaginazione ha reso dei quadri belllissimi e pieno di entusiasmo.
Andante tutti a vedere questi bellissimi quadri perchè è un peccato non vederli
Torno a rivedere questo pittore tutte le volte che posso e la sensazione che mi lascia e sempre la stessa : straordinario e il suo universo pittorico.