Orlan, ovvero il miracolo dell’apparizione. L’artista francese, dopo un periodo di parziale oblìo, è riapparsa a Milano con una mostra conturbante, sempre fedele alla sua poetica. La grande dame (Saint-Etienne, 1947; vive tra Parigi e New York) della provocazione usa infatti ancora una volta il proprio corpo. Come ha sempre fatto, fin dagli esordi, nei tardi anni Sessanta, quando proponeva una nudità trasgressiva; passando poi attraverso un’invasione corporea vera e
Una serie di interventi stravolgono la sua immagine. Tra deformazione cubista (Precolombian selfhybridation n. 4) e pietrificazione parziale (Precolumbian selfhybridation n. 2): il viso si fa intarsiato di grafemi, di protuberanze, di aloni. Miracolo –dal latino ‘mirari’, guardare con stupore- inquietante,
L’immaginario dell’artista francese è riconducibile anche alla sua passione per la storia dell’arte delle culture extraeuropee, ai suoi viaggi in Messico e in Africa (riferimenti presenti anche nei titoli, come African selfhybridation: half-white half-back mbangu mask with face of euro-Saint Etienne woman in rollers). Una profonda rielaborazione di culture remote, di miti ancestrali, un’immedesimazione totale, una multiculturalità vissuta sulla propria pelle. Nel vero senso della parola.
sylvia schiechtl
mostra visitata il 10 maggio 2005
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