Un affascinante viaggio alla scoperta delle città e di quello che nascondono, grazie alle opere dei cosiddetti ladri di strada. Un centinaio di décollage riempie le sale della galleria. La mostra dedica ogni sala ad uno dei sette artisti che dagli anni successivi alla seconda guerra Mondiale incominciarono a staccare manifesti dalle mura dei palazzi cittadini per trasformarli nella materia prima delle loro creazioni artistiche.
Hains (Saint Brieuc, 1926) e Villeglé (Quimper, 1926) fecero i loro primi “furti” nel 1949 e se il primo preferiva un accostamento più intellettuale e astratto, il secondo proponeva una visione socio-politica (da notare nei suoi diversi décollage scritte di carattere politico). Più tardi si aggiunse François Dufrêne (Parigi, 1930-1982) il quale propose un criterio più stravagante, con l’uso del retro dei manifesti. Eccezionale fu poi il sincronismo fra queste opere francesi e il décollage sonoro svolto negli stessi anni dall’appena scomparso Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006) a Roma, il quale, con un maggior approccio estetico, prediligeva le immagini pubblicitarie del cinema (in mostra figurano le oggi famose e storiche Marilyn, presentate per la prima volta a Parigi nel 1962). Fu il critico Pierre Restany a farli incontrare e ad attribuire loro il nome di Affichistes, come movimento interno al più ampio Nouveau Realisme da lui concepito. Altra storia hanno invece
Dominique Stella, curatrice della mostra, evidenzia il ruolo importante di questi artisti nel dialogo culturale tra i due Paesi europei: “Tra Milano e Bretagna”. Accompagnano infatti le opere vari documenti (corrispondenza, libri, fotografie) che mostrano il rapporto e la crescita artistica degli Affichistes.
Un movimento nato dalla medesima volontà di esplorare la città, di viverla, di capirla e di coglierne gli aspetti più celati. Questi artisti si rifiutavano di lavorare in studio, per un’arte che si confrontasse direttamente con la quotidianità cittadina. Il manifesto era concepito come mezzo di comunicazione in grado di raccontare la società. Gli strappi, le lacerazioni erano manifestazioni di rabbia, violenza, insofferenza verso la cultura urbana, ma anche un modo per appropriarsene e controllarla.
monica colombo
mostra visitata il 25 novembre 2005
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