Andres Serrano (New York, 1950) sceglie come soggetto le piante. Può sembrare un cambio di direzione radicale, nell’opera del celeberrimo fotografo statunitense. Eppure, davanti alle dieci stampe di grande formato, si ritrovano lo stile e il discorso pregnante sviluppati negli anni fotografando i cadaveri, le scene sessuali e i soggetti marginali.
Prima caratteristica della serie Cycads è il trattamento delle specie vegetali come se si trattasse di figure umane, il che si inscrive nell’attuale tendenza, da parte della fotografia e della pittura, ad uscire dall’antropocentrismo scegliendo come soggetti animali o vegetali. Le piante e i cactus di Serrano risultano turgidi, creando fra l’altro una chiara simbologia fallica. La lucentezza delle superfici verdi continua la tradizione di laica spiritualità della quale Serrano infonde ogni suo soggetto.
E ancora, per lo spiazzamento del pubblico: la parziale occlusione del campo visivo (quindi la chiusura su se stesso dello studium teorizzato da Barthes) induce a ricercare “punti di fuga”, di rilassamento della visione. Ecco quindi i punctum molto sui generis: piccoli particolari come le ragnatele che costellano le piante, oppure “naturalistiche” imperfezioni che permettono di uscire dalla rilucente stilizzazione che l’artista ha prodotto nel “ritrarre” le specie vegetali. Un suggestivo dialogo fra opera e spettatore, dunque, nonché la messa in atto di una spiazzante corporalità.
Niente di più lontano dalle nature morte: sia per le caratteristiche estetiche descritte, sia per la peculiare qualità compositiva degli scatti. E soprattutto perché, come detto, i soggetti vegetali sono ritratti alla stregua di persone. Oltretutto, tutto un mondo narrativo esiste al di fuori dell’inquadratura: cosa sta succedendo in quel giardino di cui si intravede solo uno scorcio? Quali storie di vita umane si riflettono nell’umanità delle piante?
La mostra –inaugurata nello stesso periodo della retrospettiva al Pac- è un esempio di rapporto illuminato fra mercante e artista: la serie di foto era stata prodotta per una rivista, in seguito il gallerista Tomaso Renoldi Bracco ha insistito perché Serrano ne facesse una mostra. Mostra molto riuscita, che costituisce anche una divagazione dal corpus dell’artista, e quindi forse uno stimolo per le future produzioni.
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stefano castelli
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