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fino al 21.XII.2007 | Alexander Djikia | Milano, Nina Lumer

di - 14 Dicembre 2007
Alle pareti scorrono ventiquattro disegni e sette incisioni di Alexander Djikia (Tbilisi, 1963). Basta un colpo d’occhio e ogni elemento è pronto. Ogni forma riprodotta, chiusa in sé, sembra reagire allo sguardo, fornendo una visione d’insieme compatta e contrastante. Omogenea, anche se non sempre ben distribuita e uniforme.
L’artista russo compone i propri lavori usando i corpi umani come fossero paesaggi interi, senza mappa. Muscolature, ossature, casse toraciche e ogni fallo ben esposto caricano la brutalità aerea dei movimenti, impedendo a ogni rappresentazione di aggirarsi incompiuta e leggera. Tra lo scimmiesco e il naïf. La semplicità, graffiante e rigida di alcune scene miticheggianti, come quelle riportate nelle incisioni di gesso su tavola, è data in verità da un piccolo salto stilistico. Un aumento dello scarto tra il segno e la realtà del segno stesso. Per intendersi, tanto più la scena dipinta diventa evocativa e universale, quanto più l’attrattiva di un riconoscimento simbolico da parte di chi guarda fa asciugare la struttura del tratto. Sembra infatti che le impalcature compositive e narrative del pittore seguano un percorso inverso. È soltanto l’occhio dello spettatore ad assemblare immagini e scene, lasciate nel bianco senza sfondo. Non è l’intento poetico premeditato del disegnatore a compiere questo passaggio. È forse per questo motivo che, osservando la naturalezza artificiosa di questi disegni, a volte si rimane indispettiti.
Fin da subito, arrivati di fronte ai dipinti, bisogna mettersi in cerca, in moto. I colori virano solo su toni azzurrati. Le mosse dei corpi sono incastrate, come sottomesse a pezzi di collage. Alcune situazioni dei personaggi sembrano grottesche e cartoonistiche. E la difformità delle disposizioni tridimensionali cambia con facilità. Viene da chiedersi dove sia più giusto, in quale punto sia meglio mettersi a dare un senso. Una direzione alla mischia distesa, a quel crocicchio cianotico di gambe, braccia, mostruosità, differenze, volti in attesa e protuberanze. Lo stesso Djikia non sembra voler fornire una risposta chiara. I suoi disegni sono interpretazioni di impressioni, di allucinazioni lucide che permangono.
Questa doppia serie di lavori porta lo stesso titolo di un periodo che l’artista sta vivendo, a seguito della decisione di fare ritorno in patria. Rinascimento racchiude in sé tanto i lavori su carta eseguiti dieci anni fa quanto la miniserie di sette incisioni lignee realizzate appositamente per la galleria Lumer. In queste ultime, le pose dei soggetti (dal gesto di Adamo ed Eva alle tentazioni di Ulisse) variano, mischiandosi in maniera netta. Più il tratto formale adoperato si stempera, più l’orlo delle linee ammorbidisce e stempera i caratteri duri delle scene rappresentate.
Seguendo dunque uno stile che ricorda la semplicità raffigurativa e bicolore dei reperti fittili micenei, Djikia evoca la potenza della narrazione collettiva, sedimentata e a volte persa nell’urgenza della novità.

ginevra bria
mostra visitata il 5 dicembre 2007


dal 18 novembre al 21 dicembre 2007
Alexander Djikia – Rinascimento
a cura di Alexander Brodsky
Galleria Nina Lumer
Via Carlo Botta, 8 (zona Porta Romana) – 20135 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 15-19.30; sabato e mattina su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0289073644; mob. +39 3492268427; info@ninalumer.it; www.ninalumer.it

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