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fino al 22.XI.2009 | Scapigliatura | Milano, Palazzo Reale

di - 29 Settembre 2009
Correva l’anno 1862, alba dell’unità d’Italia. E già qualcuno storceva il naso: via gli Asburgo dentro i Savoia, trionfa il borghese senza qualità, politically correct, moralista di facciata e provincialmente chiuso nella sua bottega. Quel “qualcuno” era Cletto Arrighi, autore de La Scapigliatura e il 6 febbraio, per cui la rivolta del 1853 fu condotta dal “vero pandemonio del secolo, serbatoio dello spirito di rivolta e di opposizione a tutti gli ordini costituiti”.
Arrighi era della truppa di ragazzotti che al profumo di lavanda delle stanze da letto borghesi preferivano l’odore pungente dei postriboli. E infatti ebbero vite brevi e intense, ispirate alla bohème, con padre putativo Charles Baudelaire. Questa fu la base letteraria della Scapigliatura, epicentro Milano.
Ma l’attenzione al vero, osservato col piglio dell’anatomopatologo, travolse anche l’arte. Per apprezzare quanto, si visiti la mostra a Palazzo Reale: abbastanza completa, dopo quella storica della Permanente nel 1966, soprattutto se accoppiata alla rassegna della Biblioteca di via Senato con l’inedito Fondo Sommaruga.
Ecco la vaporosità e il cromatismo “alla veneta” di Tranquillo Cremona: I cugini dai contorni che si dileguano in volumi su cui la luce rimbalza e si rifrange, gli amanti avvinti come L’Edera. Scandalizzarono i fautori del compassato verismo bertiniano, suscitando invece gli entusiasmi di Medardo Rosso.
Ecco il folle Daniele Ranzoni, le cui vedute del Verbano trasudano malinconia. Ecco l’esordio dei futuri divisionisti come Vittore Grubicy e la realizzazione del Monumento alle Cinque Giornate di Giuseppe Grandi.
L’eredità che la Scapigliatura lasciò fu l’estetica del “non finito”: a torto considerata “locale”, ha anticipato, col suo insistere sul destino di un uomo disilluso e alle prese con fragilità e nevrosi, il tormento novecentesco.
Allestimento da rivedere per le luci, catalogo Marsilio degno di lode.

elena percivaldi
mostra visitata il 1° luglio 2009


dal 25 giugno al 22 novembre 2009
Scapigliatura. Un pandemonio per cambiare l’arte
a cura di Annie-Paule Quinsac
Palazzo Reale
Piazza Duomo, 12 – 20122 Milano
Orario: lunedì ore 14.30-19.30; da martedì a domenica ore 9.30-19.30; giovedì ore 9.30-22.30 (chiusura biglietteria ore 18.30; giovedì ore 21.30)
Ingresso: intero € 9; ridotto € 7,50
Catalogo Marsilio
Info: tel. +39 02875672; info@adartem.it; www.comune.milano.it/palazzoreale / www.ticket.it/scapigliatura

[exibart]

@http://www.twitter.com/elenapercivaldi

Redattore eventi di Exibart.com

Visualizza commenti

  • Ho visitato la mostra della Scapigliatura a Palazzo Reale con un certo ritardo ma appena in tempo per rendermi conto di quanto manchi in quella mostra la presenza più approfondita di alcuni artisti ma anche opere di grande importanza per la storia stessa del movimento. Nel 1985, come ha scritto in Catalogo la curatrice della Mostra Annie Paule Quinsac, il sottoscritto curò l’organizzazione e l’allestimento della mostra che si tenne al Palazzo del Broletto di Como, “Manzoni, Il Dossi e gli amici Scapigliati” con testi critici di Raffaele De Grada e Arturo della Torre. Si trattava di una esposizione della collezione Pisani Dossi di Corbetta, la casa madre dove si erano ritrovati attorno al padrone di casa pittori come Cremona e Ranzoni, lo scultore Grandi ma anche un loro importante seguace Luigi Conconi che ricevette poi l’incarico di progettare e costruire la villa Pisani Dossi di Como. Come ha scritto in modo alquanto sbrigativo la curatrice di questa mostra milanese, l’intera collezione venne dopo pochi mesi trafugata e non se ne ebbe più notizia. Mi spiace molto che l’unico commento effettuati sia racchiuso in queste poche parole:
    “La fondamentale collezione dei Pisani Dossi fu esposta nel 1985 alla mostra “Il Dossi e gli amici scapigliati”, a cura di E.Solari, R,De Grada e A.Della Torre, al Broletto di Como. Poco dopo l’esposizione, i Pisani Dossi furono vittime di un grave furto, che decimò la raccolta. Da allora, quindi, non si sono più potuti vedere i ritratti cremoniani di Guido e Giuseppe Pisani Dossi”.
    In realtà quella collezione che venne riprodotta da foto in bianco e nero sul catalogo (per motivi di scarsa collaborazione dell’amministrazione comunale di Como che aveva consulenti culturali disinteressati alla mostra, purtroppo l’ultima per quelle opere) ma che il sottoscritto fotografò a colori e delle quali possiede ancora i negativi, comprendeva non solo i ritratti “cremoniani” della famiglia ma anche quelli di Daniele Ranzoni e di Luigi Conconi e molto altro ancora.
    Peccato che siano state ignorate opere come il ritratto di Cletto Arrighi, scrittore e ispiratore del movimento, al quale all’inizio della mostra è stata dedicata solo una breve scritta o due opere giovanili del Cremona come il paggetto o l’idillio (due veri capolavori di scuola veneta) e ancora uno studio a matita e il dipinto di Luigia Possenti effettuati da Daniele Ranzoni ma soprattutto una raccolta di caricature di Tranquillo Cremona ed una raccolta di disegni, dipinti e splendide acqueforti di Luigi Conconi. Fra queste ultime uno ritratto di Tranquillo, un ritratto di Carlo Porta, un interno di Palazzo Marino e le sue ricerche di luce e ombra che caratterizzarono gran parte del suo operare. Un Conconi che mi auguravo acquistasse una dimensione maggiore e non quella di piccolo cremoniano.
    Vorrei comunque invitare la Sig.ra Quinsac a riprendere la visione del povero catalogo di quella mostra del 1985 e di esaminarlo più attentamente e comunque informarla che esistono anche le foto a colori di questi fondamentali reperti della Scapigliatura dai quali non si può prescindere: la storia della Scapigliatura si fa non solo con le opere esposte nella mostra ma anche con opere non presenti o, come nel caso della collezione Pisani Dossi, con opere scomparse e rubate.
    Grazie per l’attenzione

    Ps: Invito a visionare il seguente link http://utenti.lycos.it/solari1/PISANIDOSSIrid.pdf

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