Nel cuore di Milano, a pochi passi dalla Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana, sorge una piccola bottega specializzata in stampe giapponesi e in opere su carta dei grandi Maestri italiani e stranieri del XIX e del XX secolo. Si tratta della Galleria “La Portantina” di Mattia Jona che, fino al 23 giugno, propone una mostra di opere grafiche di Attilio Pratella (1856-1949), uno dei protagonisti dell’arte ottocentesca più richiesto dai collezionisti. Conosciuto per le sue tele del golfo partenopeo, popolato da barche e pescatori, e per le scenette caratteristiche del costume popolare napoletano, l’artista romagnolo inizia, fin da giovanissimo, a disegnare e coltiva questa sua passione per tutta la vita.
Il disegno è infatti, come ha scritto Carlo Siviero, “canovaccio della pittura pratelliana”. Una pittura che è stilisticamente affine alla Scuola di Resina, guidata dal De Nittis ed all’arte del Fontanesi, scoperta dall’artista durante il suo soggiorno di studio a Bologna (1877-1878).
I fogli in mostra, per la maggior parte di piccolo formato e firmati dall’autore, documentano un instancabile e rigoroso lavoro di ricerca sul paesaggio.
Attilio Pratella predilige ritrarre solitarie vedute di campagna con alberi o distese marine, dove la presenza dell’uomo è solo intuita, talora, in edifici lontani, come testimoniano “Panorama invernale”, “Casa dell’artista a Capri” o ancora “Napoli. Vista della costa”. Il pittore disegna su ogni tipo di carta, da quella ruvida e granulosa a quella liscia dei quaderni o stampata. La matita, la penna ed il carboncino ora scorrono rapidi sul foglio, ora si ammorbidiscono in toni vellutati e delicati, creando in entrambi i casi straordinari effetti prospettici. L’elegante tessitura disegnativi di questi lavori viene, talvolta, arricchita anche dal tocco della tempera e dell’acquerello che evocano luce e colori, di cui troviamo significative prove in “Piccolo edificio” e in “Studio di nuvole”.
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