Il processo creativo di Mike Stubbs (Welwyn, 1958), è un mix d’improvvisazione e progettualità. Le sue tele sono realizzate con la spontaneità istintiva ed aggressiva delle colate di colore piatto, campiture saturate, uniformi e liquide. Strati di vernici trasparenti e resine vengono sovrapposti, facendo affiorare immagini, segni, elementi decorativi e rivelando profondità illusorie ed effetti optical sulla superficie liscia. Come nell’action painting, manca un centro nella tela, la pittura è a tutto campo.
Le composizioni logiche, simili ai “campi di energia” dell’arte costruita di Max Bill, sono regolate da principi astratto-geometrici. Forme elementari rielaborate e segni digitalmente manipolati creano una narrazione astratta basata sulla combinazione di elementi visivi in apparenza sconnessi. Ricordano Juan Mirò le superfici senza impianto prospettico, in cui immagini e figure sono disposte “senza alcuna gerarchia tra centro e bordi”.
In un gioco di sovrapposizioni le aree di colore si mischiano a frammenti di manifesti grafici con loghi pubblicitari, mentre la mutazione delle forme incompiute che sfumano l’una nell’altra, crea diversi piani visivi. In tele come Xtender II e BB Beat EF i disegni di strati inferiori sembrano emergere in superficie, in primo piano, tra macchie di colore, frammenti di parole e forme geometricamente definite, come se sulla tela convivessero più sequenze e piani narrativi.
Li Dafang (Shenyang, 1971), presenta ritratti che parlano allo spettatore attraverso lo sguardo, vero centro del dipinto. Vicini alla tradizione ritrattistica occidentale, i volti
Rispetto ai tratti deformati e grotteschi che caratterizzano la sua precedente produzione, nei ritratti presenti in galleria Dafang dipinge volti la cui linearità grafica è accentuata dall’effetto bianco e nero illusorio, che crea un senso di sospensione senza tempo e sfuma i riferimenti cronologici e storiografici. In Senza Titolo (numero 3) si può cogliere una citazione da Andy Warhol (Autoritratto, 1986). Delle persone famose, l’artista americano rappresentava l’“immagine pubblica”, Dafang sembra donarla a volti di giovani sconosciuti.
francesca ricci
mostra visitata il 12 luglio 2005
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