Dietro l’atmosfera straniante dei quadri a tecnica mista di Anders Christian Pedersen (Copenaghen, 1968) si nasconde il rebus da svolgere, il mistero insoluto dell’opera. L’artista inscatola prospetticamente personaggi diversi tra loro, ingabbiandoli all’interno di pseudo – stanze, costringendoli ad incrociare i loro percorsi, anche se incongrui. Eppure l’incontro avviene. Nel modo più naturale e più sottilmente paradossale possibile. In qualche modo, servendosi di una prospettiva studiata, che si apre oltre la visione, Pedersen arriva a creare rapporti tra le figure e lo spazio, architettato alla perfezione, facendoli collimare assieme, con una modalità pittorica armoniosa, poetica e forte. Attraverso la rappresentazione farsesca, Pedersen mostra le controverse sfaccettature di situazioni di attualità, che possono essere l’incubo di una pandemia imminente (Chi ha detto pollo?), il legame con la propria tradizione culinaria (Il re dei maiali), la presenza islamica (Il nuovo arrivato), la stupidità aborrita (È arrivato un cretino), la tecnologia americana contro una maniera ancora artigianale (Il turista). Oppure si sposta su investigazioni cerebrali come in Omicidio a Boston, dove s’insinua l’ambiguità di un giallo surreale. È la visione dissacrante di una Madonna incinta, riprodotta nella posa alla maniera antica con elementi moderni a fare da disturbo, un lucchetto che funziona come cintura di castità e indicazioni stradali che s’incrociano come a formare un’ipotetica croce di Sant’Andrea.
Passando alla tecnica, colature di colore si mischiano ad inserti fotografici, che contaminano la visione accordandosi perfettamente
francesca baboni
mostra visitata il 17 novembre 2005
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I miei temi principali sono l’impermanenza delle umane cose e la metafisica