Materassi-bandiera, libri che diventano “casette”, giardini composti da pois colorati. L’arte di Mirco Marchelli (Novi Ligure, 1963; vive a Ovada) riproduce esattamente l’alternanza tra concrezione e aleatorietà delle forme che caratterizza il mondo, sia fisico che psicologico.
I suoi manufatti sono un esempio puro di quadri scultura e di opera-oggetto. Il supporto scelto si integra con l’intervento artistico; il ready made è mediato anche da alcuni leggeri tocchi che raffinano l’opera, e la distaccano dal materiale di recupero. Ciò avviene in particolare con l’uso della cera, che dà un tocco d’insieme all’opera e le dona autonomia.
Le Casette sono libri squadernati e fissati nella componente antifunzionale della loro forma, sopra i quali vengono applicati pezzi di legno modellati a forma di casa. Il ciclo dei Giardini religiosi presenta teli di stoffa ricoperti di pois colorati, disposti in maniera apparentemente irregolare. Eppure l’affastellarsi dei puntini crea delle regolarità imperscrutabili: ogni punto colorato è centro di un fiore immaginario e petalo di un altro fiore.
La serie Stato, participio passato presenta invece una serie di bandiere che coincidono con la superficie del quadro. Il supporto è stoffa, che dona forma morbidamente irregolare alla “tela”. In un caso la bandiera è montata direttamente su un materasso, che fa da paradossale telaio. Si segnala inoltre il grande fascino cromatico raggiunto nella seria Acqua cheta, grazie all’utilizzo del verderame. Quello che più colpisce nell’opera di Marchelli è la sua capacità di ottenere di un effetto propriamente pittorico tramite l’utilizzo di una tecnica e di materiali così svariati e frammentari. In particolare in Terra terra -certamente il pezzo migliore della mostra- l’autonomia della pittura è assoluta. Il gesto e il segno vengono a coincidere fino ad essere tutt’uno.
Se ci si astrae dal tipo di supporto, vengono alla mente le sperimentazioni dell’astrattismo americano del secondo dopoguerra, e anche alcuni stilemi della pittura anni Ottanta.
Marchelli è un musicista che da alcuni anni ha iniziato a dipingere. Eppure non troviamo una corrispondenza tra la composizione musicale e quella pittorica, tranne forse nella “scrittura” a pois dei Giardini. Anche questo fa capire come si tratti in definitiva di una pittura sui generis ed originale, completamente a se stante rispetto alle influenze, sia artistiche che extrapittoriche.
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