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Fino al 24.III.2019 | Charles Freger, Fabula | Armani Silos, Milano

di - 27 Febbraio 2019
Una anomala catalogazione di antropologie multietniche contemporanee costituita da un corpus di oltre duecentocinquanta immagini di Charles Fréger (1975), fotografo francese diplomato alla Rouen School of Art nel 2000 – l’anno della globalizzazione e del postcolonialismo -,  sono esposte al piano terra di Armani/Silos a Milano, dove la divisa, l’uniforme, la maschera, mostrano desideri di appartenenza etnica, sociale e rituale. Fréger, nella sua prima retrospettiva milanese dal titolo “Fabula”, espone  fotografie  selezionate da diverse serie che l’autore ha riunito sotto il titolo di Portraits photographques et uniform, con l’imperativo categorico di esplorare il colore e il suo potenziale espressivo e formale attraverso il corpo, il costume rituale, l’abbigliamento, la postura, il gesto ieratico di diversi soggetti, ritratti  per lo più in posizione frontale. Incantano i guerrieri africani truccati con pigmenti blu, gli Asafo (Togo 2014), lottatori di Sumo (Rikishi), gli eserciti europei e le loro uniformi di rappresentanza (Empire), una serie realizzata in 16 Paesi diversi, che ritrae le guardie reali inglesi, le guardie svizzere del vaticano, 31 reggimenti europei, soldati Sikn indiani e degli elefanti di Jaipur (Painted Elephants), giocatori di pallanuoto, majoretts, legionari, marinari finlandesi (Steps), lavoratori ecologici. Questi e altri soggetti sono trattati come presupposti di investigazione antropologica, come con la serie WilderMann, che ha per soggetto i balli in maschera e i rituali che fanno parte della tradizione popolare dell’uomo selvatico e si manifesta soprattutto durante i combattimenti stagionali.
Charles Freger, Fabula – Armani Silos, Milano
Ogni dettaglio sorprende nella composizione dell’immagine diventa un elemento scultoreo, come si osserva nella serie di Yokainoshima, dedicate alle maschere tradizionali, realizzate nel Giappone rurale, dedicate alle maschere in rapporto all’ambiente, con aironi, cervi, orchi, demoni e altre figure di un bestiario nipponico a noi sconosciuto, presentati al di fuori di contesti celebrativi. Questi e altri soggetti  collocati come sculture totemiche nei luoghi di appartenenza o davanti a un fondo fotografico, costituiscono un “censimento”  estetizzante di travestimenti, di costumi occidentali e orientali, in cui l’autore coglie nel segno la vanità umana, smaschera il suo desiderio di distinguersi dagli altri o riconoscersi in gruppi  di appartenenza, attraverso l’abbigliamento,  la divisa, l’uniforme, il trucco, il tatuaggio, maschere tradizionali e altri decori che manifestano uno status elitario all’interno della società di ieri e di oggi. All’Armani/Silos sono raccolti quattro gruppi di opere comprensive di ameno venti serie di immagini realizzate dal 1999 al 2017, da scoprire, che intrecciano storie di “attori” che narrano rituali performativi differenti a seconda delle divise e uniformi che indossano. I codici vestimentari di gruppi piccoli e grandi di persone, comunicano volontà di appartenenza etnica, di riconoscimento e fascinazione attraverso l’abito, la costumizzazione del corpo mai naturale, in cui il travestimento è una identità. Figura e paesaggio, abbigliamento e corpo, maschera e divisa, apparenza e essenza sono i suoi temi ricorrenti che disvelano riflessioni sul rapporto ancestrale  tra uomo e natura, corpo, abbigliamento, potere, uniforme e identità, micro e macro mondi in cui uomini e donne sembrano sculture immortalate in scenari fiabeschi, racchiuse dentro immagini dal potere evocativo e di immediata seduzione estetica, in cui ritualità, estetica, esotismi suggestivi, mescolano codici antropologici con rituali magici , puntando sul mistero, sensualità, tensione estetica di corpi-sculture che trasudano di una capacità di comunicazione non verbale di un magico primario, ancestrale, altrimenti  impercettibile e dei modi di “abitare” il nostro immaginario. Occhio al catalogo della mostra concepito come un album di figurine pubblicato da Panini, da prendere e collezionare.
Jacqueline Ceresoli
Mostra visitata l’11 gennaio
Dal 12 gennaio al 24 marzo 2019
Charles Freger, Fabula
Armani/Silos via Bergognone 40 Milano
Orari: dal mercoledì alla domenica dalle 11:00 alle 19:00
Info: www.armanisilos.com

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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