Gli americani usano il termine serendipity, gli inglesi preferiscono happenstance. Entrambe le parole racchiudono, nel significato linguistico corrente, gli effetti, sia negativi che positivi, degli incontri coincidenziali orchestrati dal Caso. In verità, una precisa traduzione dall’italiano è quasi impossibile. La loro banale radice etimologica lascia invece spazio ad un uso semantico estremamente sottile. Entrambi i termini mantengono in sé, mescolate, tanto le tracce dell’Effetto che le impertinenze della Causa. Il termine happenstance, in particolare, è un’unione, poco oliata, di happening (evento, accadimento) e circumstance (contesto, circostanza). In italiano, forse, per rappresentare il concetto è meglio trasferirlo e incanalarlo all’interno di una resa pittorica precisa. Un’esperienza estetica del significato di happenstance l’ha fornita Danny Rolph (Londra, 1967). Il pittore inglese, per tocco del Caso, scoprì a Roma, nel 1998, la versatilità e la trasparenza del sistema Twinwall, un materiale semi trasparente e rigido (in realtà un rivestimento di plastica industriale) che filtra e cangia le immagini retrostanti. Grazie alla leggerezza dei pannelli, vuoti nel mezzo, si possono modificare e comporre diversi strati e applicarli l’uno sull’altro. In questo modo, il twinwall può essere decorato e applicato sia con colori che attecchiscono uniformi alla superficie liscia, sia con collage intrecciati da pellicole adesive. Rolph usa questa pennellatura rigida per provocare diversi strati di materia
Le composizioni di Rolph, nonostante siano fatte su diversi tipi di plastiche industriali, fanno ritorno all’occhio con colori molteplici e accostamenti materici, senza nascondere una sorta di inclinazione verso un’“action painting applicata”. Anche se, quest’ultima, nettamente più ragionata rispetto alla corrente originale. I diversi piani sembrano attivarsi tra di loro perché condensati in un solo oggetto. Ritagli, linee, curve e pennellate variopinte precipitano l’uno sull’altra, evidenziando sia un’architettura di primo piano che una trasparenza geometrica, di spicco fra i diversi livelli. Questi dipinti, fra plastica e tela, fra struttura e improvvisazione, formano degli strati sedimentari che ricordano e tracciano il sovrapporsi caotico di forme, ombre ed immagini, recepite inconsciamente durante la giornata.
Il particolare della pittura/composizione di Rolph rimane la deconcettualizzazione delle linee che si librano dimentiche di delimitare gli spazi. Grazie alle schegge impazzite formate da diversi materiali, l’indagine sulla natura sembra poter essere fatta dall’interno. A partire da quello che ognuno di noi, come attraverso un caleidoscopio, riesce a filtrare attraverso il twinwall.
ginevra bria
mostra visitata il 17 aprile 2007
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