Dear mr Compression, del 2009, domina la parete
di entrata della galleria: 3’ e 40” di immagini in cui il volto di Menkman è
trasfigurato in un insieme di forme concave e convesse, accanto al quale
scorrono parole. È un testamento poetico e intimo dell’artista, un colloquio
con una persona che non c’è più, che viene colto attraverso lo sguardo grezzo
di una webcam e declinato con uno sdolcinato linguaggio da chat.
È proprio questo senso del rumore, dell’immagine sgranata che
diventa l’elemento attorno al quale Rosa Menkman costruisce la sua estetica,
fondandola su uno degli incubi della contemporaneità: il glitch, tecnicamente
un baco, o un “bug”, per dirla con il gergo degli informatici. Un errore che
intacca la perfezione aurea delle immagini, quel senso di eternità e ferma
purezza alle radici dell’arte occidentale. È un software creato appositamente
dall’artista che dà origine alle deformazioni, alle flessioni, agli errori di
programmazione che tormentano il volto di Menkman riflesso nelle sue opere. Un
percorso che da sempre interessa gli artisti: da Leonardo a Munch – come sottolinea Domenico
Quaranta, che ha curato l’esposizione – che sottoponeva i suoi quadri agli
strapazzi di pioggia e intemperie per farli “maturare o morire”.
Rumore contemporaneo, e non meteorologico, è quello
dell’artista olandese che, da elemento che impedisce la comunicazione, la piena
comprensione dell’immagine, diviene mezzo necessario per sviluppare nuovi
percorsi, una nuova pienezza di senso. E numerose riflessioni teoriche che, da
sempre, accompagnano il lavoro dell’artista.
Ne è esempio anche A
Vernacular of File Formats del 2010: ancora una meditazione sul senso di
corruzione e transeunte dell’immagine artistica. Nove piccoli pannelli quadrati
mostrano tutta la potenzialità del glitch, applicato a immagini tratte da
computer, video analogici e digitali. Distorsioni, cromatismi alterati,
pixelizzazioni aggrediscono l’immagine di Menkman in parrucca biondo-platino.
Un lavoro ancora in progress viste le infinite potenzialità del medium tecnico;
opere mai uguali a se stesse dato che, secondo Domenico Quaranta, Menkman è una
“nomade dell’errore”.
Un vecchio televisore Antarex custodisce, invece, Collapse of PAL, 2010, 17 minuti che raccontano
un paesaggio in cui a essere esaltato è il tonalismo blu nostalgico di un
panorama mittel-europeo. E che narrano l’epopea perduta del PAL, l’ormai
obsoleto metodo di codifica del colore dei televisori analogici.
isabella berardi
mostra visitata il 4 febbraio
2011
dal 15 gennaio al 25 febbraio 2011
Rosa Menkman – Order
and Progress
a cura di Domenico Quaranta
Fabio
Paris Art Gallery
Via Alessandro Monti, 13 – 25121 Brescia
Orario: da lunedì a sabato ore 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0303756139; fax +39 0302907539; fabio@fabioparisartgallery.com;
www.fabioparisartgallery.com
[exibart]
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