Una mostra tutta dedicata al tema dell’Apocalisse, quella in corso presso lo spazio espositivo comasco di San Francesco. Anzi, forse qualcosa in più, un viaggio interiore nella visione spirituale e religiosa della De Romans. All’inizio e al termine del percorso, ci si può anche affacciare nella vita privata dell’artista, osservando numerose foto appese a due bacheche. Alcune la ritraggono durante momenti di lavorazione alle due grandi pale esposte; altre invece sono una sorta di album fotografico, dove la De Romans appare in compagnia di altri grandi protagonisti del Novecento. Fra gli altri spiccano Warhol, Emilio Vedova e Gillo Dorfles.
Esperienza quasi più intima è la visione del catalogo edito a corredo della mostra: in pratica, una edizione illustrata dell’Apocalisse di Giovanni, dove il testo sacro è visualizzato dalla pittrice attraverso i suoi lavori, che si conclude con una raccolta di testi tratti dal diario personale dell’artista.
La De Romans può annoverare mostre allestite a Città del Messico, New York, Chicago e Urbino. In particolare, le due enormi pale esibite in questi giorni a Como, furono presentate a Roma nel 1994 nella sala degli affreschi di Trinità dei Monti e poi a Narni e a Venezia. Quasi un percorso a tappe dunque, per diffondere il messaggio del Redentore.
Dei dipinti esposti, parecchi sono di grandi dimensioni, realizzati ad acrilico o olio su tela, e delineano figure, ombre, sagome umane deformate nei loro corpi dall’immaterialità del momento in cui vengono colte. L’Apocalisse annulla i concetti di tempo e spazio, le figure appaiono a volte demoniache, a volte solo spaurite e impressionate da un qualcosa di sconvolgente che sta per accadere. I colori accesi del rosso e i neri ci lasciano presagire impronte di uomini che verranno puniti da Dio, sprofondati nell’Abisso.
“Dall’Abisso” è proprio il titolo di una delle due grandi pale esposte. Misura circa sei metri per sei e stupisce quindi per l’imponenza. Realizzata ad acrilico su tela, descrive un mondo fiammeggiante, da cui emergono lance acuminate. Pennellate vermiglie e cupe danzano a formare bisce rosse, laghi di fiamme. Il sole oscurato si staglia in alto, simbolo della vita che non potrà continuare.
Accanto a questa visione “infernale”, vi è l’altra grande pala, della stessa dimensione della prima ma di tono contrario.
Vi è rappresentato un Cristo salvifico, che ascende al cielo accompagnato da angeli e trombe inneggianti alla sua gloria. Le pennellate qui sono più distese, meno spesse. L’azzurro e il bianco sono resi ancora più vividi e luminescenti messi a contrasto con la cupezza e le visioni inquietanti di “Dall’Abisso”. Il Messia sembra ergersi su un fiume tumultuoso e nelle sue acque scorgiamo elementi simbolici come un libro aperto e un candelabro. Un altro flutto si snoda sulla tela, su cui campeggia la scritta “Io sono l’Alfa e l’Omega”, titolo del dipinto e dell’esposizione.
La mostra prosegue con una ventina di opere che si riferiscono a precisi passi dell’Apocalisse, passi che diventano i titoli dei quadri e vengono riportati a fianco di essi. L’artista usa svariati materiali, come gli inchiostri sintetici, mescolati a pastelli e matita, il tutto nella costante ricerca di un mezzo che possa esprimere la luce e le tenebre di un momento così folgorante come l’Apocalisse.
Fra questi lavori notiamo un dipinto in cui alcuni corpi sembrano danzare quello che poi si scopre essere un ballo malefico. Infatti sono coloro che “avevano il ventre come corazze di ferro…avevano code simili a quelle degli scorpioni con pungiglioni. Proprio nelle loro code risiedeva il potere di tormentare gli uomini per cinque mesi.”
Si prosegue con una raffigurazione della caduta di Babilonia, con pennellate tetre verticali diluite che paiono fiammate nere a ricoprire il cuore rosso della città che lentamente soccombe alla distruzione.
In mostra troviamo anche i bozzetti di “Dall’Abisso” e “Io sono l’Alfa e l’Omega”, collage dove i flutti sono realizzati in carta incollata su tela, olio e tempera.
La carrellata termina con una rappresentazione di mostri sanguigni, spiriti oscuri che vomitano fuori dalle loro zanne rane ancora vive, accostata a sorgenti d’acqua azzurrissime e fluenti: ” a colui che ha sete darò da bere dalla sorgente dell’acqua viva.”
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