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Fino al 26.IV.2017 | Monica Bonvicini, Our House | Galleria Raffaella Cortese, Milano

di - 19 Aprile 2017
Monica Bonvicini (1965), Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1999, torna nella sua città natale dall’architettura instabile, edificata sull’acqua, di una vulnerabilità solida che invita a riflettere sui condizionamenti fisici e mentali tra il corpo, l’ambiente e le dinamiche evolutive in bilico arte e vita. Per l’artista l’architettura è un linguaggio di costruzione di spazi della complessità secondo una prospettiva intertestuale.
A Milano, per la prima volta, la Galleria Raffaella Cortese ospita nelle tre sedi espositive in via Stradella un corpus di opere recenti realizzate per la mostra. Come è noto, l’attività artistica di Bonvicini comprende disegni, collage, neon, video, fotografie, sculture, pittura spray e installazioni scultoree inclusa una pratica di costruzione e decostruzione insieme di elementi diversi prelevati dalla realtà. Iniziamo a esplorare le modalità e le intenzioni di trasformazione di spazi dell’abitare come zone intermedie tra le designazioni di identità e il processo di interazione simbolica tra corpo e architettura da via Stradella 7,  la sede interrata dove immobilizzano lo sguardo grandi disegni in bianco e nero  appartenenti al ciclo Our House. In queste opere Bonvicini ingrandisce immagini estrapolate da testate online come monito di riflessione intorno agli effetti di catastrofi apparentemente naturali come le trombe d’aria, in realtà causate dalle azioni umane scellerate non troppo rispettose dell’ambiente e dell’ecosistema.
Basta il titolo delle opere per comprenderne i messaggi: Irene (2011), Woodward Tornado (2016) e Stormy Sandy (2012, 2016), alternate da 4 Diener (2017), eleganti readymade austeri e seriali: puntelli per pareti di cemento utilizzati  per sostenere strutture architettoniche ripensati e rivestiti di materiali  diversi, sculture seducenti che strizzano l’occhio al design  per evocare ambienti, modi, luoghi di produzione come cantieri edili, attività artigianali in cui l’uomo compare senza essere rappresentato. Un senso di turbamento e disorientamento che porta lo spettatore au –delà del presente si avverte osservando il video Slamshut (2016) commentato dal rumore inquietante di una porta chiusa con forza. Bonvicini si distingue per un’analisi antropologica sul macro tema dell’abitare, in cui i materiali utilizzati diventano la materia dell’opera e delle investigazioni intorno all’architettura. Al numero 4, la project room con vetrina affacciata su strada, si erge l’imponente scultura Structural Psychodrama #3 (2017): una parte rigorosamente bianca di grandi dimensioni sospesa al soffitto sollevata da un lato da una catena. Questo intervento maestoso e minimale insieme qui diventa un manifesto di investigazioni sulla funzione e sul potenziale espressivo dell’architettura come linguaggio di spazi dell’abitare e pone domande su come fruirla, in cui allo spettatore spetta non tanto una sentenza ma una riflessione critica. In via Stradella al 1, Bonvicini ci sorprende con una nuova serie di quattro stampe su telaio liberamente ispirate al libro Testo junkie. Sexe, drogue et biopolitique di Paul B. Preciado, lavori colorati con sfumature di rosa intorno all’ incarnato naturale di frammenti di corpi presi da tabloid e riviste “gossipare” trasformate in texture, ideogrammi di una tappezzeria o in pixel di chissà quale campionario antropologico di identità triturate dalla globalizzazione. Il corpo mercificato, scambiato, violato e votato al profitto in queste opere accompagnate  da una porzione  della frase “I like to stand whit one leg on  each side of the wall”, scritta  con uno spray di colore rosa veneziano e ripresa dal testo The German Iusse di Heiner Muller, più di molte immagini banalizzate da social media, senza retorica sono un manifesto impietoso  e lucido dall’appeal estetizzante contro una umanità malata che fabbrica esseri umani per venderli o distruggerli come metafora di un processo ineluttabile e annichilente.
Jacqueline Ceresoli
mostra visitata il 12 aprile
Dal 23 marzo al 26 aprile 2017
Monica Bonvicini, Our House
Galleria Raffaella Cortese
via  A. Stradella 1, 4, 7, Milano
Orari: da martedì a sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19:30
info@galleriaraffaellacortese.com
www.galleriaraffaellacortese.com

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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