L’arte americana, con la sua spettacolarità, costituisce un buon antidoto alla monotonia delle proposte della scena italiana, talvolta un po’ asfittica. Le Gallerie Cardi e Cardi & Co. possiedono un parco-artisti che comprende alcune delle espressioni migliori del panorama americano contemporaneo, riunite nella recente collettiva estiva So fresh, so cool!. Due di questi artisti, entrambi alla seconda personale presso la galleria, aprono ora la stagione.
Graham Gillmore (Vancouver, Canada, 1963, vive a New York e Vancouver), alla Cardi & co., attualizza l’eredità del neo-espressionismo statunitense degli anni ottanta, componendo delle vere e proprie sciarade pittoriche. Le ampie stesure di colore, che non a caso citano qua e là alcuni stilemi di Schnabel, fanno da sfondo a un intrico di lettere che sfidano lo spettatore a ricomporle in frasi di senso compiuto. Le lettere, incise nella masonite con il trapano o dipinte su carta, formano frasi diverse a seconda di come vengono lette.
“Double our pleasure triple her pain” (“Raddoppia il nostro piacere triplica il dolore di lei”) è come uno slogan ricorrente nei lavori di Gillmore, frase sibillina che rimanda a temi sociali in maniera solo suggerita. Più frequenti le frasi ironiche, come “Salvation Armani” (“Salvezza Armani”) e quelle tratte dalla quotidianità dei rapporti interpersonali, come “I promise this time things will be different” (“Prometto che stavolta sarà diverso”). Molto ironico e divertente è il dipinto in cui, su uno sfondo quasi completamente bianco, si staglia un lungo proclama che fa il verso a quei manuali per aumentare l’autostima così tipici di un certo modo di pensare americano.
L’accumulazione di frasi e colori gradevoli ma carichi genera nel visitatore della mostra un misto di ironica allegria e di inquietudine.
La più piccola galleria Cardi ospita invece gli esuberanti kit di lusso di Toland Grinnell (Brooklyn – New York, 1969), artista che lavora sui meccanismi del consumismo.
Dopo aver creato, fra l’altro, set da campeggio per miliardari, Grinnell propone ora lavori che ironizzano su due componenti della vita contemporanea: l’aggressività e l’ossessione per la pulizia. In lussuose valigie di pelle sono racchiusi una serie infinita d’attrezzi per la pulizia, disposti come armi in un museo. Saponette, aspirapolvere con relativi accessori, spazzole di tutti i tipi creano composizioni elegantissime e kitsch.
Un’opera richiama le armature dei cavalieri medievali: dietro lo scudo si trovano uno spazzolone (con il marchio Mocio-Vileda bene in vista a creare un ironico ready-made), svariate scope, pagliette e, unico elemento estraneo, un’ascia. Le composizioni di coltelli su velluto compongono motivi degni dell’astrattismo, ma si dispongono intorno alla figura dello spettatore che diventa come un bersaglio verso cui convergono tutte queste lame.
Le opere di Grinnell, ironiche e inquietanti al tempo stesso, contengono anche riferimenti al sadomasochismo, a sottolineare l’ossessione consumistica che spinge a trattare gli oggetti alla stregua di feticci.
Due mostre e due artisti uniti da un alto tasso di spettacolarità non fine a se stessa, ma efficace e sferzante.
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stefano castelli
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