Paul Horn (Amstetten 1966) è un artista imprevedibile, che guarda all’immagine in tutte le sue sfaccettature, senza gerarchie fra cultura “alta” e popolare. Demetrio Paparoni sottolinea però la distanza dalla Pop Art, che mette in scena “disastri urbani e umani, tuttavia non fa mai riferimento ai potenziali disastri della pittura”.
Horn minimizza il riferimento a quello che Nietzsche chiamava “il mondo dietro il mondo” e focalizza l’attenzione sull’immagine “pura”, retinica, senza concepirla come espressione di un processo sotteso. È giunto a questa posizione dopo un vagabondaggio nei territori dell’arte: è un apprezzato regista e ha partecipato ai più importanti filmfestival europei. In pittura ha esordito nel ‘96 con un astrattismo in
Nella serie Catastrofi 1-12 (2003), presentata in questa mostra, la tecnica è assai variegata. Sfilano aree della tela sulle quali Horn applica la pittura a spruzzo con mascherine; in altri casi è protagonista la colatura di colore, ottenuta con la diluizione in trementina. In Catastrofe # 2, un anziano paraplegico è calato in un ambiente asettico e disumano, ma queste caratteristiche ambientali sono in via di destrutturazione e il colore scivola, rende riflettenti e mobili le pareti e il pavimento. Questo movimento disperato contamina le gambe dell’uomo e si nota finalmente che l’unica parte ad alta definizione dell’immagine è la canna di un fucile impugnato dall’anziano! Spesso
Per concludere, una curiosità: il dipinto che compariva sull’invito e sulla copertina del catalogo, Catastrofe # 4, ormai non esiste più. Come mai? Paul Horn lo ha modificato a sorpresa poco prima dell’inaugurazione.
marco enrico giacomelli
mostra visitata il 26 febbraio 2004
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