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fino al 27.XII.2010 | Flurin Bising / Mickaël Marchand | Milano, Suzy Shammah

di - 14 Dicembre 2010
L’uno usa lo
spazio come funzione prospettica della memoria. L’altro indica luoghi
(prettamente urbani) come ulteriore spazio di significazione, di trasformazione
degli oggetti. L’uno ripete l’esperienza tagliente della verticalità,
esasperando un’azione pittorica di carattere accidentale. L’altro definisce
strutture temporanee che restituiscono ad arredi ed elementi strutturali uno
statuto estetico. Il primo utilizza carta, cartone, compensato e tagli netti
per dar vita a coreografie pungenti; sostegni aguzzi contro un nulla che
comunque sferza. Il secondo, attraverso un video e una serie di fotografie,
registra angoli dell’abbandono, tra New York e Berlino. Nomi di strade in cui
quel che viene rifiutato riesce ancora a regalare il dono della stasi.

È con queste
prime premesse che Flurin Bising (Samedan, 1982) e Mickaël Marchand (Le Mans, 1982; vive a
Berlino) tagliano trasversalmente le tre sale della galleria. I due allievi di Florian
Slotawa
scelgono, per la mostra milanese dal titolo In the fall of
twothousandandten we flowed upstream and had nothing to eat
, di esporre due progetti strutturati di
riflesso. Due andature espositive che investono, uniscono ed erodono i
materiali utilizzati, raccontando geometrie del rigore e codici della
tempestività. Il lavoro dei due giovani artisti è accomunato da una
ricerca centripeta e netta. Un percorso che trasforma materiali e oggetti
trovati per strada in opere effimere, concertazioni esili.

Bisig, in galleria, dall’ingresso
fino all’ultima sala, innesta basi fragili. Sostegni sui quali vengono
sormontate strutture di legno grezzo e cartone. Sulla loro superficie fitta e
seriale, spesso movimentata, vengono lasciate tracce e linee di colori
fluorescenti. L’artista svizzero, infatti, segna ogni segmento, utilizzando
ripetutamente uno stesso graffio, una sorta di solco bruto riproposto secondo
illimitate variazioni.

Marchand, invece, molto più
visionario e regolamentatore, attraverso l’uso di piccole fotografie e la
proiezione di un video (17 minuti per 26 sequenze), documenta le sue irruzioni
scultoree realizzate con mobili accatastati per strada. Ogni nuovo equilibrio
viene cercato e costruito contro ogni entropia del caso. La forza, la freccia
della gravità è contrastata da semplici assi abbandonate, copertoni fantasma,
panchine asportabili, blocchi di cemento impilabili, e dallo stesso artista
appeso a un lampione come un paralume.

Ogni nuova sospensione reale crea
sospensione formale, un salto nel vuoto sostenuto da soluzioni che salvano il
poetico dal temporaneo. Ogni nuovo incastro, infatti, mette in gioco la nostra
capacità attiva di reazione contro il provvisorio, restituendo desiderabilità.
Marchand astrae diverse componenti dal caos e riduce ogni angolo di strada che
lui incontra a medesimo incontro con la quiete. Così a noi, spettatori
sorpresi, non spetta altro che sorridere e restare. Rimanere unici, finalmente
invariati, tra la forma e i suoi esperimenti, tra intoccabili geometrie del
caso e nuove formule dell’intenzionalità.

ginevra bria

mostra visitata il 19 novembre
2010


dal 18 novembre al 27 dicembre 2010

Flurin Bising / Mickaël Marchand – In the fall of twothousandandten we flowed upstream and had nothing to
eat

Galleria Suzy Shammah

Via San Fermo / via Moscova, 25 (zona Moscova) – 20121 Milano

Orario: da martedì a venerdì ore 11-19; sabato ore 14-19

Ingresso libero

Info: tel. +39 0229061697; fax +39 0289059835; info@suzyshammah.com; www.suzyshammah.com

[exibart]

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