Un dipinto per ognuno dei sette peccati capitali, in bilico fra paesaggio e astrazione. I nuovi lavori proposti da Alessandro Spadari (Milano, 1969) sono tanto in linea con la sua produzione precedente quanto inediti. Sulle tele e sulle tavole esposte, tutte del 2006, vengono rispecchiati i “paesaggi dell’anima” dello spettatore, in un viaggio che fonde un’atmosfera solenne con un senso di elevazione.
Il tratto principale della pittura più recente di Spadari è il ritrarsi del nero, in precedenza colore predominante della tavolozza dell’artista milanese. Nel dialogo semiastratto fra cielo, terra e mare, il nero è ancora utilizzato per designare la terra, ma lascia spazio all’intervento di colori quali il rosso e l’oro, che rappresentano veri e propri lampi nell’economia dell’opera. Proprio queste nuove tonalità , insieme all’uso del bianco e a parti di tela non dipinte, contribuiscono alla tessitura talvolta turneriana dei cieli. In questa direzione vanno anche la consistenza più acquosa e l’uso diffuso della sgocciolatura.
Grazie a questi espedienti tecnici gli elementi raffigurati si confondono sempre più, tendendo verso un astrattismo che permette di apprezzare il penchant simbolico dei lavori: il rosso acceso rappresenta la lussuria, l’oro l’avarizia, l’accidia è raffigurata dalla privazione del bianco, mentre l’oppressione mentale generata dall’invidia trova contraltare nella cupezza estetica e cromatica del quadro corrispondente. Tutta un’altra dimensione si rileva nelle opere su tavola, dove la pennellata rimane più corposa e definita, senza rinunciare però all’onirismo.
Un ancoraggio al realismo –e quindi al paesaggismo- è costituito dalla presenza in alcune opere della neve, che funge da elemento unificante tra cielo, terra e mare e à ncora la visione ad un’immagine preesistente nella mente dello spettatore. L’altro estremo di questa mostra, ovvero la sua tendenza all’astrattismo, raggiunge il suo apice nella qualità delle superfici e delle sfumature, che a tratti ricordano la poetica di Rothko.
L’efficacia di questi nuovi dipinti è testimoniata dal particolare effetto che essi producono in chi osserva: non solo le superfici e le sfumature cromatiche rimangono “appiccicate” alla retina, ma la sensazione è piuttosto quella di essere stati attraversati dalla materia ariosa e allo stesso tempo liquida che costituisce la pittura di Spadari.
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Il sito di Spadari
stefano castelli
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Ma Giovanni Frangi, non lo conosci?????
Certo che conosce Frangi!
Alessandro va in giro a dire che che è stato Frangi a rubargli i soggeti...
Ma quanti anni hai Spadari????!!!!!
Non ti accorgi che quel che vai in giro dicendo è ridicolo?
Prima di parlar male in giro di tutti caro ALessandro dovresti proteggerti...come? Ad esempia imparando a dipingere... tuo padre in confronto era un genio!
Ma come si fa a scrivere fra turner e Rothko!
E' una follia di un miopismo drammatico!
Spadari, poveretto, dipinge dei quadri di una banalitĂ sconcertante... contutte quelle sbrodolature di colore gratuite... colori mal gestiti in accostamenti mal riusciti e banali... soggetti ne ha solo uno che ripete accanitamente annoiandoci sempre piĂą!
Non si può neanche prendere in considerazione come artista... mi sa che era meglio come cuoco!!!
Certo che l'invidia deve essere proprio un pessimo peccato, quasi peggio della vigliaccheria di non firmarsi e di parlare a vanvera. Certo che Frangi lo conosco, come artista e come uomo, ma voi probabilmente non conoscete le storie.
saluti