Uno spazio espositivo trasformato in una serra d’autore. Dodici performance ruotano attorno a una pianta, che diviene parametro entro cui dodici artisti misurano la propria esperienza creativa.
Il progetto, curato dal fotografo Moreno Gentili, attira figure di richiamo – Marina Abramovic, Franco Vaccari, Studio Azzurro – e giovani artisti fra i più interessanti del panorama contemporaneo – Letiza Cariello, Paololuca Barbieri, Gea Casolaro – per riflettere sul rapporto (conflittuale, simbiotico, comunque necessario), che lega l’uomo all’ambiente.
Un cactus insanguinato, cosparso di materiale organico, (non vernice) è l’espressione estrema di Marina Abramovic che, come di consueto, cerca di provocare nel pubblico reazioni istintive, forti e immediate. Se la Abramovic rende umana la pianta attraverso la presenza del sangue, Paololuca Barbieri dona al suo Capel Venere la voce per rispondere alle aggressioni e per comunicare le proprie emozioni. Il giovane artista attraverso un sistema di sensori tenta di instaurare una reciproca comunicazione fra uomo e natura. Il doppio, inteso come ripetizione, è al centro della performance di Letizia Cariello, artista milanese, da sempre ideatrice e costruttrice di ambienti con gli strumenti del disegno, dell’installazione, della fotografia.. “Ho chiesto una pianta con le spine e mi sono domandata quale fosse il suo doppio. Mi sono risposta la sua ombra”. Così l’ombra di una rosa (rosa rampicante) stilizzata su una tela bianca e delimitata da un filo rosso vive di vita autonoma rispetto alla rosa, perché non ricalca per intero l’ombra del corpo proiettante che nel frattempo cresce e muta. “Le due identità si sono rese autonome fra loro con un meccanismo” sottolinea la Cariello “che definirei opposto a quello per cui Peter Pan si affannava dietro alla sua ombra per cucirsela ai piedi”. L’edera con la sua ricca dose di significati metaforici (simboleggia fedeltà e amore per la sua peculiarità ad attaccarsi saldamente a ciò su cui cresce) è la pianta prescelta da Gea Casolaro, che dedica la sua performance “a tutte le vittime degli sradicamenti”.
Originali e ricchi di inventiva, tutti gli altri artisti (Aimara Garlaschelli, Roberto Coda Zabetta, Paola di Bello, Carlo Bach, Stefano Arienti, Davide Nido) hanno risposto all’iniziativa con percorsi creativi a loro consueti.
Il progetto, oltre a sensibilizzare il pubblico al tema dell’ambiente, è volto a raccogliere fondi da devolvere all’Associazione Lila-Cedius e all’Adisco Lombardia. Ogni pianta, in vendita, rappresenta un modo concreto per pensare agli altri.
giovanna canzi
mostra visitata il 16 dicembre
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