Il pittore Davide Baroggi, classe 1974, dopo l’esperienza della collettiva La città dei balocchi, presso la galleria Openspace a Milano, tenutasi nel 1999, presenta il lavoro degli ultimi anni con una personale le cui opere percorrono la strada del paesaggio, della figura umana e del ritratto.
Benché tradizionali, i temi che l’artista propone come nucleo della sua pittura sono reinterpretati con uno stile originale, concreto, quasi aspro e risentito, tuttavia sempre denso di energia.
Secondo Baroggi dipingere un volto significa catturare l’energia delle persone ritratte, così come disegnare un paesaggio è cogliere l’energia che uno spazio sprigiona. Il pittore predilige ritrarre paesaggi già fermati da un fotogramma, già diventati immagine, al fine di poterli trasformare in una nuova immagine, più scarna ed essenziale, che si avvicini ancora di più all’idea di paesaggio.
Lo stesso processo accade per i ritratti, la cui verità l’artista insegue senza rispettare un progetto, perché, dice nessuno di noi è stato progettato dalla natura.
Originali sono anche i supporti su cui egli esegue le sue opere: il cartone e la masonite, oltre naturalmente alla tradizionale tela. Su di essi l’artista esprime la sua visione del mondo, anche attraverso un uso aggressivo e sanguigno del colore, che diventa materia grazie al tratto duro e pastoso con cui viene steso.
Complessivamente, la pittura di Davide Baroggi viene definita da Flaminio Gualdoni, curatore dell’introduzione al catalogo dell’esposizione, come i prodromi di una maturità ancora in divenire, tuttavia l’avvio della storia di un pittore vero.
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