Un mondo psichedelico. Il visitatore è condotto, attraverso sei opere, dai colori fluorescenti del giovane e già affermato artista newyorkese.
Per ogni quadro un colore tematico abbaglia e disorienta con un effetto optical. Accanto ai riferimenti a Mondrian e all’astrattismo russo, microchip cibernetici di atmosfere surreali da videogames strizzano l’occhio allo spettatore incredulo. Piante di città virtuali, labirinti policromi, geometriche costruzioni, tutto questo e molto di più in un’unica composizione, dove lo sfondo bianco è intrappolato, facendo risaltare l’impatto di mille tasselli.
Nastri dai mille colori si intrecciano e si snodano disegnando labirintici percorsi. Appena si volta lo sguardo ci si trova immersi in un paesaggio dai contorni solo accennati: costruzioni leggere, aeree, perfette architetture sembrano svettare in una tela dove il blu violaceo dello sfondo contrasta con segmenti e linee dai colori intensi e sovrapposti. Come in una cattedrale postmoderna giochi di luce filtrano e si riflettono attraverso una vetrata di schegge smerigliate. Kandisky e le sue geometrie si ripropongono sotto la veste di un intricato gioco prospettico. Rosso l’orizzonte di uno sconfinato paesaggio dalle mille zolle variopinte, in cui i toni caldi dell’arancione si accostano alle diverse gradazioni del verde. Per un istante ci si ritrova a guardare dall’alto di un aereo l’ampia distesa di un ranch americano, dove il limite della terra incontra l’infinito dell’orizzonte.
I riferimenti culturali all’arte astratta vengono così “attualizzati” e si fondono agli impulsi e agli stimoli della nostra era. Giehler, nato in Germania, ma residente negli Stati Uniti, è così simbolo di una nuova generazione di artisti, pronti ad esprimere la modernità attraverso i grandi del passato con tecniche e strumenti contemporanei.
giovanna canzi
mostra visitata il 7 ottobre 2003
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