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Fino al 31.III.2015 | Franco Angeli 1960-1968 | Studio Gariboldi, Milano

di - 23 Marzo 2015
Franco Angeli (1935-1988), artista romano, viveur dedito all’uso di stupefacenti: un mito vivente ancor prima della sua scomparsa, è tra i protagonisti della “Scuola di Piazza del Popolo” con Tano Festa e Mario Schifano, che caratterizzò la vitalissima stagione della Pop art italiana, presenta nello Studio Gariboldi a Milano, un interno nell’ex fabbrica Faema in via Ventura al 5, una imperdibile e raffinata selezione di alcune opere tra le più significative della sua produzione artistica.
Tra le altre Stemma pontificio, La Lupa, Le Miniere di Re Salomone esposte alla Biennale di Arti Visive di Venezia del 1964: l’anno del trionfo del padiglione americano e della Pop Art svelano il suo talento. Angeli esordisce nella galleria la Salita di Roma tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta con una tecnica affidata a velature, garze e calze di nylon uniformemente colorate e spruzzate di calce.
Lo si riconosce dal suo repertorio di simboli antichi e moderni, come l’aquila imperiale fascista, la svastica, la lupa capitolina, la falce e il martello, il dollaro, le croci, la stella giudaica, l’obelisco di piazza del Popolo, come testimonianza del suo impegno sociale e politico che sboccerà negli anni della contestazione giovanile.
Di Angeli si riconoscono le opere politiche contro l’aggressione  del Vietnam, in bilico tra ironia, storia, memoria e quotidianità, simboli scoloriti, sbavati e decadenti. Nelle sue opere, presente e passato, l’impero di ieri e di oggi convivono nell’immaginario collettivo.

Suggestiona la sua poetica del muro, del frammento o reperto, come testimonianze dell’usura del tempo. Le sue garze filtrano la visione come un diaframma, esorcizzando l’oblio della memoria, mescolando icone e impegno ideologico più che una civiltà dei consumi, stereotipi politici moltiplicati e ingranditi in linea con i dettami della Pop statunitense, mantenendo un linguaggio, un’identità e una sensibilità propria riconoscibili. Nelle sue opere il tulle applicato su alcune tele, filtra e occulta la superficie pittorica, il velo colorato isola  e decontestualizza i codici visivi configurati. In questo modo l’artista prende le distanze dall’immagine e da ciò che essa rappresenta, la svuota dall’eccesso di simboli e gli conferisce un aurea misteriosa dall’effetto quasi immateriale. Sono esposti anche i lavori di grandi dimensioni, tra gli altri United States of America e Souvenir di Roma,entrambi del 1964. Of America (1968) presenta una composizione circolare tagliata da una lama a falce di luna dorata che la  divide in due semisfere e risulta aggettante rispetto alla tela dipinta. Nel tempo l’ideologia si mitiga e l’impegno politico è sostituito da una pittura più fiabesca e decorativa. Degli anni Ottanta lune, piramidi e atmosfere  neometafisiche, figure stilizzate, simboli dell’infanzia, stelle, casette , barchette di carta, cuori, e marionette caratterizzano la sua poliedrica produzione per finire con dipinti in cui disegno geometrico, fondo monocromo, colori netti e grandi campiture prive di sbavature.
Jacqueline Ceresoli      
mostra visitata il 6 marzo
Dal 18 febbraio al 31 marzo 2015
Franco Angeli 1960-1968
Studio Gariboldi
via  Giovanni Ventura 5, 20134  Milano
Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 19
sabato su appuntamento

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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