Si intitola “Milano e…” il ciclo di mostre, organizzato dalla Fondazione Stelline, sui Maestri del primo e del secondo Novecento che hanno avuto un legame profondo con il capoluogo lombardo. L’ iniziativa – ideata da Rossana Bossaglia, Maurizio Cecchetti, Elena Pontiggia ed Emilio Tadini – comprende per il 2001 quattro mostre, dedicate rispettivamente a Gigiotti Zanini, Tino Vaglieri, Vincenzo Ferrari e Georges Rouault.
Ad inaugurare il viaggio espositivo tra gli artisti che hanno reso grande Milano è l’antologica, curata da Elena Pontiggia, “Gigiotti Zanini 1893-1962. Il teatro del paesaggio”. La rassegna, proveniente dal recente successo di Trento (con oltre 92.000 visitatori), comprende circa quaranta opere che documentano la ricerca pittorica dell’artista trentino, dal giovanile simbolismo alla stagione futurista, dal periodo metafisico alla fase del realismo magico.
Pittore ed architetto, Zanini si trasferisce giovanissimo da Vigo di Fassa a Firenze. Qui entra in contatto con Soffici ed i futuristi di “Lacerba”. Sono di questi anni il raffinato quadro secessionista “Paesaggio con alberi” del 1913 e l’inedita composizione “Ballerina” del 1914. Dopo la prima guerra mondiale, a cui partecipa come volontario, l’artista si trasferisce a Milano, dove frequenta Bompentelli, Savinio e tutto il gruppo della rivista “Il Primato”. Collabora, nel frattempo, con l’architetto Giovanni Muzio e realizza vari interventi in città, tra cui meritano una particolare segnalazione il grande palazzo di piazza Eleonora Duse, a margine di Corso Venezia; il ristorante “Gallo d’Oro” di via Borgospesso (ora “Bice”) ed alcune abitazioni in via Pellegrino Rossi, via Gaetano Previati e via Solferino. In questi stessi anni, Zanini si accosta al “Novecento italiano” di Margherita Sarfatti e all’opera dechirichiana, realizzando una pittura ricca di echi metafisici e pervasa da un sentimento di poetico stupore, come documentano due lavori del 1922: “La città” ed “Il grande paesaggio”. Non meno interessanti sono, infine, le opere degli anni Trenta e Quaranta, in cui l’artista ripensa al paesaggio classico, in un costante dialogo con l’antico.
A corredo dell’esposizione è stato realizzato dalle Edizioni Medusa un ampio catalogo, con testi critici di Elena Pontiggia e Lorella Giudici, apparati critici e documenti inediti, che verrà distribuito nel circuito delle librerie del nord e del centro Italia.
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