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Fino al 4.V.2016 | L’occhio cinematico, Arti visive e cinema oltre la soglia del visibile | Galleria A.Arte Invernizzi, Milano

di - 19 Aprile 2016
L’arte contemporanea è una questione di punti di vista, di sguardi trasversali sulle stesse opere, incuriosisce quando un regista e filmmaker diventa curatore di una mostra collettiva e ripensa la messa in scena di soluzioni formali diverse, utilizzando elementi specifici del linguaggio cinematografico come strumenti di analisi e lettura, allora tutto si muove e nulla è come sembra.
Sequenze di opere sono esposte nella Galleria A. Arte Invernizzi, tempio dell’arte aniconica milanese rigorosamente concettuale, dove i protagonisti sono le impercettibili connessioni, relazioni e dinamiche ottico-fotografiche da guardare come strumenti per andare oltre la soglia del visibile. L’obiettivo è di mettere a fuoco nuovi sistemi di visione. Francesco Castellani è il regista – curatore che ha scelto le opere di Nicola Carrino, Enrico Castellani, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Dadamaino, Riccardo De Marchi, Lesley Foxcroft, Francois Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Niele Toroni, Michel Verjux, come protagonisti di narrazioni inedite di natura cinetica e visuale.
L’occhio è uno strumento cinetico di per sé, quello dell’artista va oltre il quadro, lo schermo, con l’intento di mappare “campo” e “fuoricampo”, per usare il linguaggio cinematografico, è una “materia oscura” che va oltre il vedere/apparire o la percezione del reale con soluzioni cinematiche che spingono lo sguardo oltre l’orizzonte tangibile, in cui il tempo coincide con il movimento.

Le affinità concettuali ed espressive tra arti e cinema destrutturano e ristrutturano gerarchie di valori per configurare lo spazio, il tempo e il movimento e gli artisti, come i registi innovatori sperimentali del cinema, condividono il desiderio di sconfinamento dei limiti fisici e spaziali. Questi dagli inizi del Novecento, hanno indagato modalità di sconnessioni temporali, narrative all’insegna di cortocircuiti visivi, in cui non soltanto le immagini ma anche il suono, la luce e le ombre, con le loro implicazioni percettive ed emotive, danno forma alle tensioni cinetiche. Questa naturale disposizione dello sguardo di muoversi oltre la superficie delle cose, trova più di una coincidenza con alcune delle opere esposte, mentre in altre la relazioni cinematiche postulate dal regista sono più concettuali, investigazioni complesse ben argomentate nel catalogo della mostra “sui generis”  da scoprire tra uno spazio pieno e uno spazio vuoto, tra materia  e antimateria o nelle posizioni in sequenza delle opere, da immaginare come se fossero fotogrammi/frames fluttuanti dentro quel continuum di movimento che si ritrova  nel linguaggio cinematografico.
È un dichiarato omaggio al cinema, l’opera di Michel Verjuux, Contre –plangée travesante, à l’escalier (2015), un grande “occhio di bue”, risolto in una semplice proiezione di luce di un angolo del sottoscala della galleria al piano interrato, ideata per inquadrare una spazialità ipnotica altrimenti impercettibile. Questa mostra raffinata e complessa rimette in scena opere storiche di innovatori ottico-cinetici, ma proprio come accade per un film, non si racconta, va vista con un’intenzione dinamica e con potenzialità percettive-emotive, spostando il confine tra il visibile e l’invisibile.

Jacqueline Ceresoli
mostra visitata il 15 marzo
Dal 15 marzo al 4 maggio 2016
L’occhio cinematico, Arti visive e cinema oltre la soglia del visibile
Galleria A.Arte Invernizzi,
via D. Scarlatti 12, 20124 Milano
Orari: da lunedì a venerdì 10-13 15-19, sabato su appuntamento

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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